Rassegna storica del Risorgimento

anno <1955>   pagina <567>
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Vita dell*Istituto
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particolarmente soffermato, tracciando sulla corta dei documenti processuali con* servati presso l'archivio di Stato mantovano, un efficacissimo quadro d'epoca e d'ambiente e analizzando la figura del Calvi: combattente eroico e leale, dallo spirito indomabile e generoso. L'oratore ha ricordato così tutti i tentativi degli inquisitori di ottenere dal loro prigioniero informazioni sul movimento insurre­zionale che si intcndenva preparare e sull'organizzazione rivoluzionaria mazziniana: tentativi che furono sempre fermamente respinti dal Calvi che non desisteva dal* l'addossarsi ogni responsabilità in ordine alle accuse che gli venivano rivolte, cer­cando di non compromettere i suoi compagni di congiura.
E in questo atteggiamento di eroica fermezza. Pietro Fortunato Calvi si man­tenne fino ali ultimo, quando rifiutò di firmare la domanda di grazia non volendo scendere a compromessi con la propria coscienza e con la sua fierezza di soldato.
Terminato l'esame degli atti processuali l'aw. Fsrio ha sottolineato che il giudizio cui fu sottoposto il martire cadorino fu si improntato a rigoroso forma­lismo legale, ma non fu formulato in omaggio a giustizia: perchè la santità del* l'idea cui il Calvi si era votato, trasformava il reo in martire e spostava tutta la vicenda su un piano di sublimità morale, al quale non poteva innalzarsi il freddo, legale rigore dei giudici.
Queste carte processuali ha concluso infine l'aw. Fario costituiscono il compendio della rivoluzione italiana: noi dobbiamo guardare a questi Martiri, perchè il loro sacrificio è vivo e operante e lo sarà ancora nel tempo, finché giustizia e libertà potranno illuminare il cammino dello spirito umano .
Al termine, le autorità e i presenti si sono vivamente congratulati con l'ora­tore per la sua dotta esposizione.
La sera del 4 luglio u. s., alle ore 21, il Presidente dell'Istituto ha comme­morato il sacrificio del Calvi presso il cippo eretto alla Lunetta nella quale si era svolta l'esecuzione un secolo prima.
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MODENA. Il Presidente del Comitato, aw. Enzo Ponzi, nel quadro delle celebrazioni centenarie della guerra di Crimea, ha parlato, nel maggio u, s., al Cenacolo sul tema : Due italiani alla carica dei Seicento . Così ne riferisce la Gazzetta dell'Emilia del 7 maggio:
Il titolo della conversazione voleva essere indicatore perchè, se storicamente la carica ha un nome più noto come episodio della Battaglia di Balaclava, ha diffusione maggiore tra il pubblico la Carica dei Seicento , per esser stato ad èssa intitolato un film, storicamente fedele, presentato or sono quasi vent'anni, sugli schermi di tutto il mondo.
Alla Carica dei Seicento , episodio di uno battaglia famosa, ha dato vita la parola precisa e calda dell'oratore.
Ed in particolare egli ha ricordato come l'entusiasmo che animò i seicento prodi cavalieri inglesi fosse tale da travolgere l'animo e i sentimenti di due ufficiali osservatori italiani, il luogotenente Giuseppe Landriani ed il capitano Giuseppe Covone, lombardo l'uno, piemontese l'altro, che sentirono l'impeto dell'azione: essi stessi si lanciarono nella lotta con gli inglesi, rimanendo il primo ferito ed il secondo, per quanto ferito sia pure non gravemente, continuò ugualmente la lotta servendosi di un cavallo privo di cavaliere, essendo il suo rimasto ucciso.
L'oratore ha posto in evidenza l'eroismo dei due italiani, e ne ha descritto la vita nel quadro più ampio della loro attività risorgimentale.
Chiara, precisa, efficace la parola dcll'aw. Enzo Ponzi, profondo ed appassio­nato conoscitore della storia italiana e in particolare di quella risorgimentale, è stata seguita dall'uditorio, al quale veniva presentato con esattezza di notizie, di fatti e di episodi, una pagina interessante di ciò che è motivo di orgoglio nazionale.