Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FRANCIA
anno <1955>   pagina <584>
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Salvo Mastellotte
più senza un grande accompagnamento di troppe e senza ì Grandi Ufficiali della Corona che ora sono tutti i Rivoluzionari .]) L'Ambasciatore s'in­contra a Parigi col Wellington e ragionano lungamente. Il Castelcicala non nasconde i suoi pensieri e le sue preoccupazioni, ma il duca di Wellington non si pronunzia e riversa le responsabilità delle incertezze sul Villèle:
Il Duca di Wellington è convenuto meco che l'Armata Francese poteva an­dare a Madrid ed anche a Cadice, ma mi ha soggiunto che per conservarsi ci vo­leva un'armata d'occupazione e che una nazione come la Spagnuola non avrebbe sofferto un'armata d'occupazione in Spagna, ed il Duca di Wellington mi ha detto che questo era quello che scoraggiava ed arrestava il de Villèle cioè quest'ar­mata d'occupazione che era necessaria per conservare l'ordine stabilito in Spagna Ho detto al Duca di Wellington che la nazione francese non era di meno che la Spagnuola e pure aveva sofferto un'armata d'occupazione per vari anni senza il menomo inconveniente. Egli non ha avuto che rispondermi. Del resto il duca di Wellington crede che M. de Villèle non ha un piano arretato, che vuole un giorno una cosa ed un giorno l'altra, che nel fondo non vuol la guerra perchè non è per­fettamente sicuro dell'armata Francese, quantunque dica il contrario, e che tutto ciò che vi è da fare è che l'Inghilterra negozi per la Francia con la Spagna per ottenere dalle Cortes alcune promesse in seguito alle quali la Francia possa ritirare la sua armata d'osservazione dalle frontiere detti Pirenei ... Intanto i Reali di qui fulminano contro M. de Villèle e vogliono la guerra colla Spaglia e di questo sentimento sono coloro che sono presso Monsieur il Principe di Poli-gnac, il conte di Bruges, e il Marchese di Rivière. M. Pozzo di Borgo ha ieri vi­vamente scritto a M. de Villèle per risapere con certezza se la Francia avrebbe ritirato il suo Ministro da Madrid. Ma su ciò si è tenuto un consiglio di Gabi­netto nel quale M. de Villèle ha detto chiaramente che non voleva ritirarlo, e altri ministri sono stati d'avviso di ritirarlo onde si è formato scissura d'opinioni nel Consiglio. 2)
Il Castclcicala è preoccupato per le esitazioni francesi: teme una unione della Francia, della Spagna e dell'Inghilterra. In questo caso Napoli rimarrebbe isolata: da una parte minacciata dalle rivoluzioni, dall'altra sottomessa al­l'arbitrio austriaco. E con animo commosso scrive al principe Ruffo, che come incaricato degli esteri rappresentava il governo napoletano a Verona: Se la Francia transige cotta Rivoluzione spagnuola ne avrà indubitatamente una nel suo seno ad una epoca piti o meno prossima. Ma il più grande di tutti i mali che potranno derivarne è la propagazione nel rèsto dell'Europa dei principali rivoluzionari che l'unione detta Francia, Spagna ed Inghilterra di necessità e conseguenza indubitabile cagioneranno. Io ne ho l'animo tutto commosso e depo­sito nel vostro i miei timori. Iddìo faccia che riescan vani, ma la progressione naturale delle cose è quella sulla quale fisso le vostre vedute. 3)
Il successo militare francese in Ispagna fa riflettere il Castclcicala sulla necessita di riordinare l'esercito napoletano, ma non è possibile pensare ad un riordinamento senza ricorrere ai soldati mercenari ed in tal senso scrive al
1) Lettera del Castclcicala al principe Buffo a Verona, Presidente del Consìglio de! Mi­nistri e Incaricato degli cstwvPnrM, dicembre 1822.
2) Lettera del Castelcicala al principe Ruffo a Verona, Parigi, 23 dicembre 1822. 8} Lettera del Castclcicala al principe Ruffo n Verona, Parigi, 30 dicèmbre 1822.