Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FRANCIA
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1955
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585
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Le carte della Legazione napoletana a Parigi 585
proprio governo. La risposta non si fa attendere, ed è pienamente favorevole alle vedute dell'ambasciatore a Parigi. Il cavaliere de' Medici in una lettera privata gli scrive: S. M. è entrata pienamente nelle vostre vedute, e si è degnata approvarle come leggerete nella corrispondente replica riservata di gabinetto senza numero. Proseguendo questo esame, confidenzialmente tra noi: senza un numeroso corpo Svizzero e senza de1 Reggimenti Esteri anche non Svizzeri, dobbiamo confessarlo, non abbiamo noi libero arbitrio: non dico già in oggetti di haute polytique, ne' quali per istituto non possiamo, né dobbiamo averne, ma neanche nelle comuni ordinarie corrispondenze ... Svizzeri dunque, e più Svizzeri a qualunque caro prezzo si possano avere. *) Gli è che né governo ne ambasciatore avevano fiducia nelle capacità delle truppe napoletane. Soldati ed ufficiali si erano brillantemente comportati durante il periodo francese del decennio poiché Napoleone aveva infuso nei loro animi coraggio.ed orgoglio. La monarchia borbonica guardò sempre con sospetto i militari, allontanò i capi più intelligenti, mutilò lo spirito patriottico delle truppe. Il segreto della debolezza militare del regno di Napoli è forse in questa lettera sfiduciata del Castelcicala al cav. de' Medici: Non ci facciamo illusioni caro ed illustrissimo amico. L*armata napoletana non vai niente, non ha valuto niente e non varrà niente. Vi sarà sempre una alternativa delle scene di Civita Castellana e di Monteforte. Se si può contare su qualche porzione della medesima non sarà che quando sarà unita a Reggimenti Esteri, e quando nei nostri stessi Reggimenti si ammetteranno benanche dei buoni ufficiali Esteri. 2'
Intanto, occupata la Spagna, molti esuli italiani rifluirono dalla penisola iberica in Francia. Alcuni s'imbarcarono per l'Inghilterra, in cerca di lavoro, ma per l'atteggiamento neutrale che aveva assunto l'Inghilterra, ritornarono in Francia avviliti e scontenti. Altri caddero nelle mani delle truppe francesi e, trasportati in Francia, furono avviati in campi di concentramento. Dolorosa odissea di miserie, di umiliazioni e di disagi. Per seguire le vicende dell'esilio di Santorre di Santarosa abbiamo sfogliato i dossiers della polizia conservati negli Archivi Nazionali di Parigi, e abbiamo potuto constatare come la polizia seguisse con cura i rifugiati politici. 3) Le carte della Legazione delle Due Sicilie a Parigi confermano l'esistenza dell'intimo accordo tra la polizia e l'ambasciata napoletana. Dal 1824 sembra che l'unica preoccupazione della Legazione siano gli esuli italiani. Sono oggetto di note e di informazioni il barone Carrascosa, il sieur Gaetano Pironte, Salvador Fazzio, Francesco Fiocco, Mariano Bertone, Gennaro Fattore, Salvatore Veccbiarelli, *3 Antonio Cursy, Raffaele Tartaglione, Antonio Albano, il principe Giardi-
J) Lettera del cav. de' Medici all'Ambasciatore a Parigi, Napoli, 16 febbraio 1824.
2) Lettera al cav. de* Medici, Parigi, 27 marzo 1824.
sj S. MASTEIAONE, Un aristocratico in esilio'. Santorre di Santarosa, in Rivista storica italiana, 1953, fase. I, p. 70.
4) Ecco on esempio delle inforni azioni fornito da Napoli; Ministero Affari Esteri, al principe di Castelcicala, Napoli, 20 agosto 1824: Mi io una premura di prevenirla riservatamente che il detto individuo Salvadore Veccbiarelli è un uomo fornito de' sentimenti i più sovversivi, nemico inconciliabile del legittimo Governo, intraprendente e perniciosissimo alla tranquillità pubblica. Nel primi giorni della rivoluzione si manifestò antico capo settario, carbonarìo riscaldato; nella detta epoca prese parte alla seconda rivoluziono tentata contro l'Augusta famiglia Reale da* nominati Paladini e Maenza; menò alto rumore per far valore i suoi titoli settari, per cui fu eletto Maggiore dei Volontari!; alla testa di essi respinse la forza pubblica destinata al buon ordine, e per sottrarsi dall'arresto meritato prese la foga, ed uscì dal Regno .