Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FRANCIA
anno
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1955
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pagina
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586
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Salvo Mastellouv
n'Ili. Francesco Mele, Jean, Bercene, Gioacchino e Vincenzo Fri-rari, Fernando Ruys, Cesare Airoldi, Francesco Antonio Maiorano, il colonnello Capecelatro, Michele Paolino, i sicurs Scognamillo, Molina, Baraldo, ecc.
Ma questi esuli napoletani assieme agli esuli del Piemonte e delle altre regioni d'Italia, nonostante la sorveglianza della polizia francese, nonostante l'esistenza di numerosi mouchards, alcuni dei quali fatti venire dall'Italia , riuscirono a fondersi con l'opposizione rivoluzionaria. La polizia si lagnava che in ogni manifestazione sediziosa fossero presenti gli stranieri e specialmente gl'Italiani. I profughi italiani lievitarono la passione rivoluzionaria francese nel senso che contribuirono a diffondere la convinzione che l'iniziativa rivoluzionaria francese fosse necessaria al trionfo delle idee liberali in Europa.
Come giustamente riassume il Moscati, Francesco I, oltre che re delle Due Sicilie si sentiva soprattutto un Borbone, sentiva fortemente i vincoli di famiglia, i legami di solidarietà dinastica e borbonica, considerava il re di Francia come il capo della Casa, gli chiedeva consigli per le sue faccende domestiche, era preoccupato per ogni accadimento che potesse scuotere la calma dell'orizzonte di Francia e di Spagna. 2) Con tutto ciò nei dispacci della Legazione napoletana al proprio governo scarsi sono gli accenni all'opposizione liberale che dal 1827 riprese coraggiosamente a lottare contro la prevalenza della destra. E quando la notizia giunse a Napoli della rivoluzione di Luglio si ebbe l'impressione che la successione della famiglia d'Orléans al ramo legittimo dei Borboni non fosse che una soluzione provvisoria. Il 15 settembre 1830, il Girardi, direttore della segreteria degli esteri, scriveva al Castelcicala in cifra: Non so quando il nuovo Governo si potrà sostenere: se una nuova camera di deputati sarà chiamata, il passaggio a repubblica non sarà lontano. 3) Intanto le agitazioni fermentavano in Francia e in Europa, e di fronte ai pericoli di un conflitto europeo il governo napoletano fece conoscere la sua chiara posizione: S. M. sarà sempre unita colle grandi Potenze nel desiderio di veder compressa Vidra rivoluzionaria che tenta dHnvadere tutti gli Stati oVEuropa, e voleva lusingarsi che le medesime avrebbero nelle occasioni riunito i loro mezzi per opporsi efficacemente alla Francia qualora questa tentasse la via delle armi. 4)
1) Lettera del cnv. Luigi de* Medici al Castelcicala, Napoli, 24 agosto 1824. Un certo Giuseppe Basile, ex carbonaro e massone, quando fu messo in prigione BÌ rivolse a dirigere al Governo delle pretese rivelazioni Bulle sette e le loro diverse diramazioni; spacciandosi per aver la perfetta conoscenza di tutte le fila delle sette e di poter essere in grado di svelare degli importantissimi segreti su tutti gli affiliati dell'Europa intiera. Esaminatosi maturamente .tali suoi voluminosi scritti; ed avutasi sempre presente la morale dell'Individuo, si ebbe motivo di giudicare che a farla larga, vi fosse, in mezzo forse a poche cose vere, e già conosciute, moltissima esagerazione ed impostura, colla mira d'ìnrporne al Governo, e rendersi necessario colla rovina di molti. Riuscito vano questo tentativo si rivolse il Basile all'Ambasciatore di Francia, conte di Serre, cui si asserì capace di dare de' lumi importantissimi BU de* Principali Settari francesi, e loro macchinazioni. Il conte di Serre credo di fare una certa accoglienza a queste assertive e quindi mi propose di voler spedire il Basile in Francia, con somministrarglisi dal Governo di qui i mezzi per lo viaggio fino a che costò la Polizia avesse veduto cosa poteva tome .
2) B. MOSCATI, Ferdinando II di Borbone, nei documenti diplomatici austriaci, Napoli, 1947, p. 9.
3) Dispaccio in cifra del Girardi al Castelcicala, Napoli, 15 settembre 1830.
4) Dispaccio del Cassaro al Castelcicala, Napoli, 27 novembre 1830.