Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FRANCIA
anno
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1955
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pagina
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587
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Le carie della Legazione napoletana a Parigi. 587
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L'ascesa al trono del giovane Ferdinando II fece sperare che i rapporti tra la monarchia delle Due Sicilie e l'Austria dovessero divenire meno intimi per permettere nn ravvicinamento col nuovo regime francese. Sfortunatamente per i primi anni della monarchia di Luglio i pochi documenti rimasti non consentono di gettare nuova luce sui documenti della corrispondenza politica di Parigi sfruttati dal Silva e dal Vidal, né sui documenti della corrispondenza politica di Vienna pubblicati dal Moscati. *) Ad ogni modo quando il principe Butera nell'ottobre 1835 lasciò l'ambasciata napoletana a Parigi, 1 commendatore Carafa che gli successe come incaricato d'affari doveva riconoscere che le relazioni tra i due paesi non erano brillanti. Ferdinando II, enfm devenu royaliste, per usare una espressione del Lebzeltern, sembra disposto ad ascoltare con pazienza gli avvertimenti quasi quotidiani che gli vengono da Vienna, manifesta apertamente sentimenti di avversione al liberalismo, lascia che il suo ministero prenda l'iniziativa di passi diplomatici volti ad accelerare lo sgombro di Ancona da parte delle truppe francesi.2) Contemporaneamente la corte di Napoli avverti Parigi che, a proposito della lotta in Ispagna tra Carlisti e Cristina, il Re si era uniformato alla politica delle corti conservatrici, ed aveva riconosciuto Carlo V, come re di Spagna. In data 20 ottobre il presidente del consiglio dei ministri, duca di Gualtieri, inviava al Carafa questo dispaccio riservatissimo:
Signor Commendatore, la copia del Reale rescritto che Le compiego la istruirà pienamente delle alte ragioni onde è determinata la Maestà del Re Signor Nostro di riconoscere il Suo Augusto Zio Carlo V. Esser conseguente a' protestati suoi franchi principiti bramosia d'impedire che più si dilatasse neWIberia Vucceso incendio rivoluzionario, che creando nuovi e più forti ostacoli alle imprese di quel Sovrano legittimo, potrebbe divenir fatale a tutti i Troni; pietà per que* Popoli sventurati che sono da gran tempo in preda a tutti gli eccessi delle civili discordie, ed irretiti da1 lacci de9 faziosi; ecco i motivi notissimi che muovono VAugusto Padrone a spinger tutte le Potenze amiche a cessare una volta dalla inoperosa aspettativa e a riconoscere alla svelata il Re Carlo come già trovasi di aver fatto implicitamente col pubblico Atto di Sua Protesta. Il qua! passo novello crede in Sua Sapienza il Re dover tornare vantaggioso segnatamente agl'interessi del Re Luigi Filippo il cui Trono sarebbe indubitatamente scosso dalle forze riunite dell'audace e baldo repubblicanismo se la rivoluzione in Ispagna, che ora a gran passi cammina, giungesse a trionfare, 3)
Né è da dire che il riconoscimento napoletano fosse un atto platonico poiché, come si desume dal noto Cenno storico degli avvenimenti relativi alla nuova legge di successione in Spagna dal 1830 al 1840, H re di Napoli non si limitò in quelle contingenze agli sterili voti per la pronta riuscita della
1) P. SILVA, La Monarchia di Luglio e ritolta, Torino, 1917; C VIDAL, Le Royoume de Napleu et Ut Monarchie de Juittel, 1830-1835, in Rame d'ilistoirc diplomatique, Avril-Juin, 1934; R. MOSCATI, / rapporti austro-napoletani nei primi anni del Regno di Ferdinando II, in Archivio storico per le province napoletane, 1939.
2) R. MOSCATI, Ferdinando IT, op. dtM p. 34.
3) Dispaccio riscrvatiflaimo del Gualtieri al Carafa, Napoli 20 ottobre 1835.