Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FRANCIA
anno
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1955
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pagina
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595
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Le cane della Legazione napoletana a Parigi 595
viene citare alcuni brani di dispacci non solo perchè il W'inspearc fu uno dei diplomatici più preparati e intelligenti che ebho la monarchia meridionale, ma perchè nessuno può dubitare della sua buona fede in quanto rimase fedele ai Borboni anche dopo la caduta del Regno. Quando, infatti, i principi italiani concedono le libertà costituzionali, egli soddisfatto esclama: L'Italia che fu sempre la prima a segnare al mondo la via della civiltà ha avuto anche questa volta la gloria di prendere una sì grande iniziativa in cui la seguitano già vari Stati della Germania. E un mese dopo, mentre i soldati piemontesi si battono contro gli Austriaci, apertamente scrive al Dragonetti: Speriamo che la vittoria coroni il successo delle armi italiane, e che allora la gratitudine mista alle attuali tendenze del paese faccia trionfare il principio monarchico costituzionale sopra tutte le estreme utopie, di cui la Francia dimostra in questo momento quanto sia impossibile l'applicazione e quanto siano esse contrarie alla vera libertà. -) Ma allorché conosce che le truppe napoletane sono state ritirate, coraggiosamente esprime il suo parere;
Inchinandomi rispettosamente dinanzi alla saggezza delle ragioni che hanno indotto i Consiglieri del Re a richiamare l'esercito di Lombardia, debbo necessariamente prendermi la libertà di fare qualche osservazione su l'effetto di una tal misura non già per criticare gli atti di un potere che rispetto, ma per completare la risposta alle interrogazioni direttemi dalVE. V. Il richiamo d'elle Reali Truppe dal teatro della guerra diminuirà di molto in primo luogo, le forze italiane, e quindi aumenterà le probabilità di una intervenzione francese, la quale, se non producesse altri mali, servirà, certamente di sprone alla introduzione violenta in tutta la Penisola delle forme repubblicane* In secondo luogo servirà esso ad accreditare l'accusa lanciata ingiustamente contro S. M. il Re, ma sventuratamente assai generalmente creduta, di esser l'animo della M.S., avverso all'opera dell'indipendenza italiana e mosso da pensieri di reazione. Terzo finalmente accrescerebbe di tanto la popolarità del Re di Sardegna in Italia, per guanto diminuirebbe quella del Re N. S., e quindi, anche ammettendo come lontana la possibilità della introduzione della repubblica in Italia, esporrebbe la Dinastia di Napoli ad altri pericoli non meno gravi per i Suoi Sacri diritti e per l'interesse del Regno delle Due Sicilie. Queste considerazioni mi sembrano abbastanza gravi per meritare tutta l'attenzione dell'E. V., e però senza voler nulla togliere all'importanza di quelle che sono state esposte nella Circolare del 19 maggio, io ho creduto mio dovere di sottometterle all'alto discernimento di V. E. perchè si compiaccia esaminarle e farne il conto che giudicherà conveniente. 3)
Interessanti sono anche i suoi rapporti sull'atteggiamento francese nei confronti delle cose italiane. La rivoluzione di Febbraio dando vita alla repubblica ha determinato in Francia un disorientamento generale il quale si manifesta anche in politica estera. Il governo francese, egli scrive il 26 aprile, non ha idee chiare: è vero, un esercito è raccolto sull'estrema frontiera quasi in attitudine ostile, ma il motivo di questo schieramento non lo sanno spie-
1) Dispacciò del "Winspeare, Parigi, 14 marzo 1848.
2) Dispaccio dal Winspeaxe al Dragonetti, Parigi, 21 aprilo 1848.
3) Dispaccio del Winspcarc al Cariati, Parigi, 1 giugno 1848.
4) Dispaccio del W'inspearc al Dragonetti, Parigi, 26 aprile 1848.