Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; FRANCIA
anno <1955>   pagina <612>
immagine non disponibile

612
Salvo Mastellotw.
inviava un dispaccio telegrafico in cifra; Seguita l'irritazione contro la nostra risposta che si qualifica d'insultante, e temo che i due Gabinetti sian d'accordo per imporci un termine per dare soddisfazione prima di ritirare le Legazioni. Or siccome motti uomini saggi sono convinti che non sia entrato nelle intenzioni del Real Governo di insultare la Francia, l'alta saggezza del Re N. S. potrebbe trovare opportuno di dichiararlo.l) Lo stesso giorno l'ambasciatore si recò dal Walewski per vedere l'Imperatore, ma ebbe questa umiliante risposta: L'Empereur ne recoit pas. Il Cara fa trasmise allora una nota nella quale si diceva che i consigli delle Potenze amiche saran sempre ricevuti con rico­noscenza .8) Ma ormai non era più sufficiente abbassare il tono, erano necessari fatti. Su questo argomento Ferdinando non sentiva ragioni: 3) il Carafa telegrafò il 14 settembre: Il Re N. S. rimane fermo in quello che ha detto cioè l'amnistia non può né deve farla. Il 18 settembre l'Antonini chiese telegraficamente il permesso di andare a vedere Napoleone III a Biarritz ed il Carafa rispose: Non vi è bisogno che Ella vada a Biarritz vo­lendo noi restare nel nostro diritto. L'Ambasciatore insistette: Mercoledì parte nota precede richiamo Legazione e arrivo delle squadre. Napoli attese a piò fermo la tempesta; tuttavia l'Antonini prevedendo con fiuto diplomatico le conseguenze della testarda resistenza del suo governo consigliò di ripren­dere le trattative e di rimettere la vertenza ad un arbitro, come per esempio il S. Padre, o ad una conferenza. La parola vertenza replicò il Carafa è im­propriamente applicata alle pressioni che le Potenze Occidentali stanno eserci­tando contro ogni diritto a nostro danno, e che non può per conseguente ammet­tersi dal Real Governo né qualsiasi mediazione, né qualsiasi conferenza per di­scutere sul principio d'indipendenza Governativa, e su fatti che riguardano la Sua interna amministrazione di cui il proprio Sovrano è unico ed esclusivo giu­dice. *) C'era ancora una soluzione di compromesso ed il rappresentante napoletano a Parigi la prospettò al proprio governo: pubblicare nel Giornale Officiale i recenti atti di clemenza di Ferdinando esercitati verso condannati politici ed esuli richiamati in patria; ma il ministro degli esteri rispose non potersi adottare un tale suggerimento per la ragione che non essendo negli usi del Real Governo d'inserire nel foglio Officiale simili atti di clemenza, potrebbe siffatta innovazione essere interpretata ne' momenti attuali come una concessione lesiva del principio d'indipendenza governativa. *)
Il 27 ottobre 1856 i rappresentanti della Francia e dell'Inghilterra chie­sero i passaporti. La storia delle relazioni diplomatiche tra Napoli e Parigi era virtualmente finita.
SALVO MASTELLONE
U Telegramma in cifra dell'Antonini al Carafa, Parigi, 16 agosto 1856.
2) Nota del Carafa, Napoli, 28 agosto 1856.
3) Anche il Branca inviato russo a Parigi disse all'Antonini che la situazione era grave e aggiunse: Cedere alla preponderanza di due grandi Potenze Marittime non umilia special­mente quando il Sovrano può dire di suoi popoli ohe ha agito per risparmiare ad essi conflitti e sciagure. Dispaccio dell'Antonini al Carafa, Parigi, 31 agosto 1856.
4) Dispaccio del Carafa all'Antonini, Napoli, 8 ottobre 1856.
s): Lettera riscrvatissima del Carafa all'Antonini, Napoli 20 ottobre 1856.