Rassegna storica del Risorgimento

1850 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; COCHRANE ALEXANDER BAILLIE
anno <1955>   pagina <621>
immagine non disponibile

Visita di un personaggio distinto , ecc. 621
motivi e ai risultati di quella visita. E perciò riportiamo, più esattamente di quanto non sia stato già fatto, le sue parole. *)
... La sorte mia non è migliorata. Il numero de9 consorti 2) è scemato deWunper cento de1 vecchi, ed aumentato del 20 per cento de'' nuovi.
Il 20 marzo vedemmo improvvisamente apparire nella prigione un inglese di nobile figura, il quale dopo di essere stato diretto atre o quattro imputati poli-tici di poca importanza ed averli minuziosamente interrogati, incontratasi per caso con me ch'ero entrato in camera di mìei amici. Lo informai sommariamente di ciò che mi riguardava, e per quanto le sue domande mei permisero gli toccai anche della condizione degli altri detenuti. Sembratami però che avesse premura di andar via subito: né m'ingannai. In effetto passò da questo carcere in quello dt Castel Capuano, dove si trattenne lungamente con lo sventurato Poerio ed udì e vide cose delle quali ebbe ad inorridire. Questo curioso era il Sig. Alessandro Baillie Cochrane della Camera dei Comuni. Qual fosse l'oggetto della sua visita, potevasi in parte indovinare, quando seppesi che i nostri ministri gli negarono il permesso di farla 3) e che avendolo egli ottenuto direttamente dal Re, se n'era giovato senza lasciar tempo in mezzo. Io però ho procurato di sollevare il velo del mistero ed ho saputo per mezzo di persona a cui lo stesso Cochrane ha confidato il segreto, com'egli fosse di parte Tory moderata e qui spedito dai suoi amici politici per esaminare le tristi condizioni di questo paese e farne rapporto. Ora dalle sue investigazioni ha raccolto che le impudenti petizioni contro la costitu­zione si sono fatte sottoscrivere mercè minacce e seduzioni schifose e che i dete­nuti politici sono maltrattati, confusi co' rei di misfatti comuni e sacrificati ad un tempo dalla polizia e dal potere giudiziario diventato servo del ministero non solo, ma si ancora di tutte le diverse fazioni imperanti. Recatosi quindi dal Re gli ha tutto francamente manifestato aggiungendo che se non riparerà in parte almeno al male operato, ei non potrebbe pia sperare l'appoggio dei pia onorati conservatori inglesi che lo proteggono e lo difendono dai progetti di Palmerston.
1) Un lungo passo di questa lettera (tatto il secondo capoverso qui riportato) fu pubbli­cato la prima volta nella Rassegna storica del Risorg., a. XVIII, 1930, fase. IV, p. 258, da A. Colombo, che con altri brani di lettere di altri, tratti dall'Archivio del Museo del Risorgi­mento di Torino, ne fece argomento di una breve comunicazione sugli Emigrali meridionali a Torino, letta al XVII Congresso sociale di storia tenutosi a Napoli il 2223 ottobre 1929. La lettera nell'autografo non porta l'anno, ma soltanto il giorno e il mese. Ed è strano che uno studioso serio e preparato come il Colombo abbia voluto, senz'avvertimento di sorta apporvi anche l'anno... ma sbagliato. Infatti, senza badare al contenuto del brano, vi appose l'anno 1851 (Ed egli certamente sapeva che nel marzo del '51 il Poerio, già giudicato, non era più alla Vicaria 1). Riporto ora dall'autografo la parte essenziale della lettera, che mi è stata cortesemente trascritta dal conservatore di quel Museo, sig. Puliscili, che qui ringrazio. Per una curiosa fatalità nessuno dei documenti riguardanti hi visita del Cochrane alle carceri napo­letane ci è giunto senza una sua particolare deformazione. Cominciò prima la strana interpre­tazione del Memorandum poliziesco fatta dal suo primo editore, poi l'errata datazione della lettera dello Scialojn, e si vedrà che un altro errore di data accompagnò anche la lotterà del Poerio. Se a questi travisamenti si aggiungerà la quasi nessuna conoscenza che si ebbe in Italia del libro del Cochrane, ci si spiegherà facilmente come il racconto di quella visita sia passato quasi del tutto inosservato anche da parte dei più accurati studiosi del nostro Risorgimento.
2) Cioè i compagni di prigione, il cui nomerò variava col frequente trasloco in altre car­ceri dei vecchi e l'immissione di nuovi arrestati.
3) L'informazione non è esatta. Il permesso era stato dato, come si è detto, proprio dal presidente dei ministri.