Rassegna storica del Risorgimento

1850 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; COCHRANE ALEXANDER BAILLIE
anno <1955>   pagina <622>
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622 Nunzio Coppola
Ciò non ostante io credo, che nessun beneficio saremo per ritrarne. Vostinazione del governo è grande* l'intelligenza è nulla, le difficoltà che si ha create, sono insuperabili.
Perchè poi possiate avere un'idea alquanto adeguata del nostro miserando stato, vi spedisco la copia d'un esposto che forse stamane inoleremo al prefetto di polizia. I pia piccioli atti di giustizia debbono essere strappati dalla violenza !
In questo momento giunge il tempo. *) e nel primo suo articolo parla delle petizioni in modo affatto ingiurioso per la nazione. Scriverò or ora a Mancini ' qualche particolare intorno a ciò. Vedete quali speranze possiamo concepir mai noi miseri prigionieri ! ! !
Napoli 29 marzo, dal carcere di Santa Maria App. ')
Ed in queste pessimistiche considerazioni, pm* troppo, lo Scialoja non s'ingannava; e vedeva giusto nelle sue previsioni, le quali in grau parte con­cordano, come vedremo, con quelle del Poerio, dal quale forse partivano.
NELLE CARCERI DELLA. VICARIA
Più minuziosa e importante fu la successiva visita alle carceri della Vicaria, nel quartiere di Porta Capuana, allora il più lurido e corrotto della città, ove si levava e si leva ancora, in gran parte trasformato nell'aspetto esterno e nelle disposizioni all'interno il massiccio edificio di Castel Capuano. Pioveva; e il tempo era, per Napoli, in quei giorni, insolitamente rigido e nevoso: ciò die accresceva l'orrore del luogo e i disagi dei miseri reclusi. La
]) (sic). È il giornale quotidiano II Tempo, nato liberale nel periodo costituzionale; e trasformatosi poi sotto la reazione in uno dei più esosi organi di questa. Il n. 22 (an. ITI), 28 marzo 1850, cui qui si allude, portava infatti un lungo editoriale di fondo, di evidente ispira­zione governativa, che, per il tono e la sostanza, era fatto davvero per muovere a sdegno chi sapeva come effettivamente stavano le cose in merito alle petizioni. Comincia con tono sarca­stico a mettere in ridicolo le dicerie dimise dai giornali italiani sulle persecuzioni e le intimida­zioni che il governo napoletano avrebbe esercitato sui funzionari che si sarebbero rifiutati di sottoscrivere le petizioni per l'abolizione della costituzione; per passare poi all'asserzione che le petizioni erano manifestazione spontanea, popolare ed universale, espresse innanzi a pubblici notai, che ne garantivano la serietà e la legittimità, da cittadini e comunità di tutti i decurio-nati del reame; ed alle quali il ministero era del tutto estraneo, non avendole nò promosse né sollecitate e neppur consigliate. Rimontando poi alle origini e ritorcendo l'accusa, asserisce che i veri promotori delle petizioni, affluite da ogni paese, ai piedi del trono, erano da ricercarsi in quella turbolenta e audace minoranza di agitatori esaltati, che mercè le aberrazioni di una stam­pa sbrigliata aveva cercato d'imporre la propria volontà a tutta la nazione, senza però riuscirvi per merito esclusivo del buon senso della maggioranza. E con una serie di interrogazioni reto­riche, dà per dimostrate queste sue asserzioni. E conclude col biasimare quegli uomini privi di coraggio e di pudore, che dopo di aver cercato di sconvolgere all'interno l'ordine dello stato, fuggiti poi in paesi stranieri (Toscana o Piemonte), continuavano di là l'azione sovvertitrice calunniando ed ingiuriando il paese, che non li aveva seguiti.
3) Il giurista Pasquale Stanislao Mancini, esule a Torino.
3) Alla lettera, dopo altre notizie di mi tura personale e familiare, per noi di scarsa impor­tanza, segue questo Di Si,'*- In maggio 1851 avrà luogo in Londra una esposizione generale diprodotti di tutto Io nazioni. Nel caso che cotesto governo dovesse inviare persone ad esaminare sotto l'aspetto economico quel grande avvenimento, pregovi sin da ora, che vi rammentiate del povero detenuto di S.a Maria Apparente. Che dimostra, oltre al desiderio forse di ritornare a Torino quale professore di Economia, quanta illusione si facesse lo Scialoja, fidando solo sulla sua innocenza, sull'esito del processo e sulla durata della sua prigionia. Ma quando fu inagu-rata l'esposizione di Londra egli era ancora in carcere.