Rassegna storica del Risorgimento

1850 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; COCHRANE ALEXANDER BAILLIE
anno <1955>   pagina <626>
immagine non disponibile

626 Nunzio Coppola
con lo Seialoja, ma con maggiore profondità e realismo, appunto Carlo Poerio, il quale due gioni dopo l'avvenuta visita, la descrisse ad un amico, 'J che gliene chiedeva; ragionando anche sugli effetti che da essa si aspetta­vano, non soltanto in Napoli, ma anche all'estero.
La lettera del Poerio chiarisce e mette a punto molti dei particolari capric­ciosamente esposti nel Memorandum poliziesco; ed integra la troppo super­ficiale e reticente narrazione del visitatore stesso. Il quale non fu certo bene ispirato quando, per una malintesa imparzialità, credette di dover tacere i nomi dei suoi collocutori prigionieri: anche quello di un Carlo Poerio, che da tutta la pubblicistica liberale contemporanea veniva proclamato come la vit­tima più illustre della iniqua tirannide borbonica. E l'importanza dell'uomo, anche ai fini della difesa del governo che lo teneva imprigionato, richiedeva un discorso più particolareggiato.
Ma, oltre che per tutto ciò, la lettera ha ora ben altra importanza. Con la visione esatta della situazione del regno di Napoli nel quadro generale della politica europea, o meglio delle due nazioni che ne reggevano i fili: Francia e Inghilterra, essa ci dà una nuova testimonianza dell'alta coscienza morale e civile dell'uomo; il quale, avendo consacrata la sua vita al trionfo delle idee liberali nel suo paese; persuaso che nessun aiuto efficace, tranne che di buone parole, ne poteva venire ad esse dal di fuori; e fermamente convinto che il governo napoletano, póstosi ormai sulla via della reazione e delle persecuzioni, non avrebbe più saputo o potuto distogliersene senza percorrerla sino in fondo: che poteva essere, come di fatto fu, anche l'abisso; e non vedendo altro
1) Chi propriamente fosse l'amico, al quale il Poerio si rivolgeva, non saprei dire se non per via di congetture. E i documenti che, a suo tempo ebbi tra mano, mi consentono di fare due sole ipotesi sul probabile corrispondente. L'una: ebe questi fosse l'avvocato Giacomo Tofano, già ricordato quale difensore del Poerio nel giudizio di ricusa, ed allora detenuto in S. Maria Apparente, come s'è detto. Essi, dai rispettivi carceri, erano in istrettu corrispondenza clande­stina fra loro, della quale sopravanzano alcune interessanti lettere, ora presso di me. L'altra mi fa pensare a un don Giuseppe Serra patrocinatore legale; e sorge dell'aver trovato su lui (nell'A. S. N., Min. di PoU, 1850, fas. 5973) alcuni documenti che lo indicavano in relazione col Poerio e sospetto di essere il mediatore dell'invio degli artìcoli dei Giornali Piemontesi contro Napoli. Sottoposto, perciò, il 29 maggio di quell'anno, a perquisizione domiciliare, gli furono trovate in casa quasi tutte le stampe criminose che la follia e la spudoratezza demagogica del­l'anno 1848 diede alla luce. Arrestato per tale imputazione, fu trattenuto in prigione fino al 29 luglio, quando, in seguito a sua domanda, fu cscarcerato, ma abilitato con altro modo di custodia. Pare che effettivamente il Serra, coadiuvato dalla famiglia del Poerio, della quale era intimo, continuasse a far da tramite tra il prigioniero e i giornali piemontesi anche per l'in­vio colà dei resoconti delle udienze del Processo, che il Poerio redigeva la sera in carcere di na­scosto. Ma di costui non so più nulla. Delle due ipotesi, però, la prima a me pare piò. proba­bile, per alcune altre considerazioni, che mi pare opportuno esporre. Il modo come lo Seialoja racconta l'improvvisa visita del Cochrane a S. Maria Apparente, induce a credere che li sulle prime non si conoscesse bene o affatto chi fosse il visitatore; e, saputosi poi che si sarebbe recato anche alla Vicaria, venisse naturale di voler sapere che cosa avesse detto e osservato in quest'altro luogo di pena; e che il Tofano, già in corrispondenza col Poerio, ne chiedesse a lui informazioni. Onde la risposta del Poerio; che, letta agli amici, diede modo allo Seialoja di cono­scere l'avvenuto incontro e le parole del Poerio al visitatore. In tal caso è agevole pensare che fttil Tofano stesso, quando si recò in esilio, a portare la lettera a Torino, dandola poi al giornale VEnpera, che la pubblicò, come si dira nella noto seguente. Si potrebbe anche pensare che il Poerio avesse scritto direttamente allo Seialoja, suo amico, per il quale anche valgono quasi tutte le considerazioni fatte per il Tofano; ma, non avendo nessun elemento per ritenere che già i due fossero tra loro in corrispondenza clandestina dai rispettivi carceri, mi pare più probabile fermarmi su quest'ultimo.