Rassegna storica del Risorgimento

1850 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; COCHRANE ALEXANDER BAILLIE
anno <1955>   pagina <628>
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Nunzio Coppola
dov''io stava giuncando a scacchi, e dove vi erano una ventina di amici. Qui s'impegnò una lunga conversazione, poiché gli amici gli dissero ch'io era un antica ministro ed un antico deputato. Io parlai franco, di me quanto era sufficiente, degli altri più diffusamente. Dissi che qui un partito furibondo non voleva la Costituzione, e voleva che il re fosse spergiuro. Che questo partito aveva deciso di assassinare i più onesti costituzionali, e che lo avrebbe ottenuto intimidendo i giudici. Che queste cose erano sì notorie che io non aveva riguardo di dirle alla presenza degli agenti del governo. - L'inglese ascoltò con attenzione, e mi doman­dò poi se il re sapeva tutti questi orrori, e se lo avevamo supplicato. Risposi che per me il re costituzionale era sacro ed inviolabile, che i ministri erano abiettamente scellerati, essendosi messi al servizio di un'empia fazione. Lo esortai a discen­dere ne' criminali, a visitare le carceri di sotto, e vedere 800 creature umane, misere, lacere, ed affamate, trattate come bestie feroci. Gli parlai delle condanne ài Gragnano XJ e della impudente parzialità di un Navarro, 21 brigante in toga* L'inglese ascoltò tutto con la massima attenzione; desiderò il mio costituto e il mio ricorso; mostrò poi indicibile meraviglia udendo che eravamo confusi co* condannati per furti, omicida, avvelenamenti, uxoricida, e che non avevamo né aria né luce, né luogo da passeggiare. Domandò infine perchè eravamo qui e non a S. M. Apparente, dove si stava meglio. Risposi che era per libidine di persecu­zione e per volerci umiliare; ma che io era più fiero di trovarmi in prigione che se fòssi nel Consiglio. L'inglese nelVuscire trovò il procurator generale col cap­pello in mano che voleva fargli riverenza, ma gli diede poco ascolto. Scese, secondo la mia insinuazione, nel carcere di basso. Peraltro non trovò alcuno de' criminali, poiché la polizia in fretta ed infuria li aveva fatti sgombrare. Vide però la turba di quei miseri, e parlò co* condannati di Gragnano, se ne prese i nomi, e li segnò nel taccuino, 3) riuniti alla qualità della condanna. Ieri l'altro poi fu ad ascol­tare la causa detta del Mercato, 4) dove si domandano dieci teste per alcuni discorsi allarmanti. Ieri finalmente è partito; ma vi é stato chi ha avuto cura di informarlo di tutto.
Tu mi domandi quel che ne penso ed eccoti il mio avviso.
Pare certo che Palmerston, che a stento mantiene una debole maggiorità, cerca in tutt'i modi dì conquistare in parte il partito tory, che lo assale terribil-
1) Erano quindici contadini di Gragnano, accasati di aver preso parte a una dimostra­zione, il 29 gennaio del '49, per festeggiare l'anniversario dello concessa Costituzione. Di essi, il 10 marzo del '50, sette erano stati condannati dai 24 ai 25 anni di ferri e mandati alla galera; gli altri erano tuttora inesplicabilmente in carcere. Gfr. SETTEMBRINI, Ricordanze, ed. Laterza, voL II, p. 237; G. DB' SXVO, Storia delle Due Sicilie, ediz. Roma, voi. II, p. 235.
2) Il consigliere Domenicantonio Wavarrà, che presiedeva con parzialità ed astio la G. Corte Speciale.
3} Il visitatore dice ch'erano quei miseri ad iiddensarglisi intorno, per offrirgli pezzi di carta scarabbocchiati coi loro nomi: The men here were wild to teli me their storics; some cnngbt scribbled their names on pieces of paper, and thrnst them mio my band, which they seized and covered wilh their pestilential lrisses. Op. cit., p. 272.
*) Il processo contro dodici popolani del rione Mercato, anch'essi rei di aver preso parte a una dimostrazione commemorativa dell'anniversario della Costituzione, si chiùse il 6 aprile di quell'anno, con nove imputati assolti e tre condannati a cinque anni di calcerei II Cochxane non dice di aver assistito a uno udienza di quel processo, corno crede il Poorio. Del resto, stando alla narrazione del suo soggiorno a Napoli, non avrebbe neppure avuto il tempo di assistervi, giacché il giorno successivo alla visita allo carceri, si recò dal mattino a. Caserta per l'udienza reale, e ne tornò a sera tardi; e l'indomani ripartì per Roma.