Rassegna storica del Risorgimento
BUONARROTI FILIPPO
anno
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1955
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pagina
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632
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632 Giuseppe Talamo
Opere di così vasto respiro, come le due di cui iniziamo l'esame, sono preparate di solito da saggi che appaiono in riviste specializzate e che rappresentano i primi frutti del lavoro che sta maturando. Anche nel nostro caso è così, perchè già nel 1947 Calante Garrone aveva pubblicato un suo studio su Filippo Buonarroti e l'apologia del Terrore (Belfagor, 1947, pp. 531-51), seguito Panno successivo dal Buonarroti e Babeuf (Torino, De Silva, 1948) e Saitta aveva pubblicato nello stesso anno una ricerca su Filippo Buonarroti e la municipalità provvisoria di Alba (Belfagor, 1948, pp- 587-595).
L'opera del Saitta, continuando, come avverte FA. nella prefazione, gli studi della Onnis, e prendendo perciò le mosse dal 1796, è senza dubbio molto più. che un contributo alla conoscenza più approfondita dell'agitatore toscano, poiché, pur nella forma frammentaria, rivela un'intima organicità e coerenza di sviluppo. Nelle ricerche vengono così fissati dei punti fermi (come l'avvertimento dato di non servirsi ancora per le ricerche sul Buonarroti del Robiquet, autore di arbitrarie e non avvertite mutilazioni... frequenti cambi di parole stravolgenti addirittura il senso di una pagina) che saranno certo di grande utilità per gli studiosi successivi.
Gastone Manacorda nella citata recensione, (v. p. 631, n. 12) dopo aver messo nel giusto rilievo l'imponente lavoro di archivio svolto dal S. e la poderosa mole di ricerche filologicheerudite dominata con tanta sicurezza, avanza delle riserve che ci sembra necessario riportare provenendo da uno studioso che si era già occupato, sia pure parzialmente, dell'argomento. H Manacorda accetta la tesi del Saitta che il rivoluzionamento italiano sia un aspetto particolare del piano degli Eguali, e che il babuvismo si distingua dall'utopia per il nesso stabilito tra riforme sociali e potere politico, quest'ultimo come condizione del primo, ma dissente, quando il S. di fronte alle due interpretazioni di Babeuf di Lefcbvre (secondo, il quale il socialismo con Babeuf da utopia diventa fatto politico) e di Mathiez (secondo il quale il comunismo sarebbe invece nell'agitatore francese ancora qualcosa di accessorio), mostra propendere decisamente per quest'ultima. Il Saitta teme costantemente di modernizzare il Buonarroti e insiste perciò sul carattere adialettico dell'ideologia buonarrotiana e sulla sua derivazione rousseauiana, mentre proprio ciò, per Manacorda, non gli fa dare un sufficiente rilievo al carattere politico-realistico del gradualismo, chiave per intendere i vari piani dell'azione buonarrotiana. Altro punto di disaccòrdo riguarda la valutazione del comunismo di Buonarroti che il Saitta esclude poggi su una concezione classista, mentre per il Manacorda tale tesi può essere accettata solo nel senso che prima di Marx nessuna dottrina politica si era dichiarata dottrina di una classe sociale, non nel senso che le dottrino atesse non esprimessero l'esigenza di una classe sociale. Da ciò deriva che per il Nostro il termine peuple in Buonarroti indica l'unità indifferenziata delle classi, onde ci sarebbe una coincidente posizione ideologica col Mazzini, anche se risolver!tesi poi in un opposto risultato finale, mentre per il Manacorda tale tesi è insostenibile, essendo stata
t): Traduzione della Cospirativa, Torino, 1946.