Rassegna storica del Risorgimento
BUONARROTI FILIPPO
anno
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1955
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pagina
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633
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Studi buonarrolianl
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proprio la diversa valutazione di tale problema la causa della rottura tra i due: peuple, escludendo la aristocrazia e la borghesia, comprenderebbe soltanto le classi oppresse.
La stessa riserva del Manacorda a proposito della interpretazione del termine peuple nei Buonarroti da parte del Saitta, è nella recensione di Delio Gantimori (v. p. 631, n. 9), invero assai lusinghiera e favorevole. Lavoro di seria e concreta ricerca storica, di vera e sana erudizione, che è insieme opera di alta penetrazione e interpretazione storiografica (p. 595); abbiamo finalmente un Buonarroti politico, ben diverso dal comune stilizzato patriarca delle sette e delle cospirazioni e compagno di Babeuf (p. 596); questo lavoro è destinato a rimanere per molto tempo fondamentale non solo per quanto riguarda il Buonarroti, ma per quanto riguarda problemi decisivi della storia italiana e francese della Restaurazione e per quanto riguarda la storia del socialismo (p. 602): ecco alcune delle frasi più significative sul Saitta. Al quale Delio Cantimori suggerisce un altro tema di lavoro, sempre nell'ambito dello stesso argomento: lo studio del fenomeno partilo, Vim-portanza dell'organizzazione anche per la formazione di un partito politico moderno (p. 599).
La continuità documentata dal Saitta del pensiero e dell'azione di Filippo Buonarroti, il suo continuo richiamarsi all'esperienza egualitaria della cospirazione babuvista sviluppandola di fronte alle nuove necessità imposte dal modificarsi della situazione politica e sociale, ma tenendo fermo e inalterato il nucleo centrale di ispirazione (p. Ili) è messo in rilievo da Ernesto Ragionieri in una bella recensione (v. p. 631, n. 14), contenente anche una promessa, rimasta finora tale, di una ampia rassegna sul risveglio degli studi buonarrotiani in Italia. Egli si sofferma, inoltre, sia sul giudizio del Saitta sulla Cospirazione degli Eguali ( confluenza di dottrine e di programmi eterogenei) che per il Ragionieri è qualcosa di più che una semplice supposizione (p. Ili), sia sull'organizzazione settaria buonarrotiana che non può identificarsi né con la Massoneria né con la Carboneria, ma costituisce invece una filiazione diretta dei Philadelphes, ramo antiufficiale della Massoneria, il che naturalmente non esclude affatto che il Buonarroti abbia tentato di esercitare o abbia esercitato effettivamente una sua influenza sia sulla Massoneria che, in un periodo successivo, anche sulla Carboneria (ivi).
Dove il Ragionieri trova insufficiente la ricerca del Saitta è nel rapporto tra proletariato francese e ideologia buonarrotiana: o si sarebbero dovute, a suo avviso, aumentare le indagini o limitare la portata di alcune conclusioni. Ma altre due osservazioni del Ragionieri vogliamo ricordare, una sull'importanza dell'aver il Saitta spostato al 1831 la datazione dello scritto buonar-ròtiano Riflessi sul governo federativo applicato all'Italia, ritenuto dagli studiosi precedenti del 1796 e aver dimostrato che i Veri Italiani esercitavano una funzione dirigente, quasi un grado superiore degli Apofasimeni, l'altra sull'acutezza dell'osservazione circa l'origine del tema mazziniano dell'in-ziaiiva italiana, sorto nel corso e in funzione della polemica antibuonar-rotiana (p. 112).
Quella certa ineleganza di stile nell'opera del Saitta, che già Delio Canti-mori aveva notato, è osservata anche da Carlo Francovich (// Ponte, 1951, 1, pp. 82-84), che parla anzi dell'opportunità di relegare nelle note e nelle appendici tutto il bagaglio erudito e archivistico (p. 82), al fine, beninteso,