Rassegna storica del Risorgimento
BUONARROTI FILIPPO
anno
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1955
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pagina
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636
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Giuseppa Talamo
dei Filadelfia fu diffuso da questi nelle sezioni estremiste del Tugendbund in Germania, in certe vendite carbonare dell'Italia meridionale e fra gli Adelfi nel Piemonte (p. 1527), onde solo tale fede comune avrebbe permesso al Buonarroti di mettere un po' d'ordine nel turbolento mondo settario e di trovare ovunque valorosi collaboratori (ivi),
Tale senso europeo della ricerca è messo in adeguato risalto anche da F. Catalano (v. p. 631, n. 10) che coglie nel libro vivo il senso di un inserimento dei vari problemi nazionali nel comune problema europeo e ne trova il motivo centrale nella ricerca delle origini del movimento operaio francese e della ideologia del proletariato (p. 117). Proprio per questo però, per il Catalano, sarebbe stato necessario mettere in rapporto le nuove idee con il marxismo, mentre il Galante Garrone ha limitato il suo studio al 1837, con brevi accenni al periodo posteriore. Tale difetto (notato già dal Manacorda a proposito delPopera del Saitta, come ricorda lo stesso recensore) sarebbe reso ancor più. evidente dall'aver il Galante Garrone dimostrato l'influenza del Buonarroti sul movimento operaio francese, distruggendo l'immagine di un Buonarroti tutto chiuso nella sua nostalgia e nei suoi ricordi e studiandolo sempre nei suoi rapporti concreti con le masse popolari, da cui egli non si è mai staccato, perchè ha sempre ritenuto che la rivoluzione dovesse avvenire per mezzo del popolo (p. 119). Mentre perciò il Galante Garrone tenderebbe a porre, contro Marx, un diretto rapporto tra il comunismo egualitario settecentesco e il socialismo scientifico dimenticando... od almeno facendo passare in secondo piano, il socialismo utopistico francese della prima metà dell'Ottocento , per il Catalano il marxismo sembra che si debba ricollegare al comunismo della Congiara degli Eguali, che aveva già modificato alcune delle sostanziali premesse del comunismo settecentesco come quella sull'origine della ricchezza non più per Babeuf e i suoi compagni frutto della usurpazione primitiva, ma anche frutto del commercio (p. 117).
L'affermazione del Catalano che gli storici francesi neghino l'importanza del Buonarroti e del babuvismo nella prima fase del socialismo è limitata da Pia Onnis, in una bella rassegna di studi buonarrotiani (Nuova rivista storica, 1952, pp. 489514), nel senso che quell'importanza sarebbe indicata solo in modo vago e sommario dagli studiosi francesi. Ella si dichiara invece perfettamente d'accordo con il Catalano nel rilevare che finora la storia del socialismo sia (stata) considerata piuttosto nella successione delle teorie del SaintSimon, del Fourier, del Proudhon che non nell'effettivo movimento operaio sul quale fece maggior presa il babuvismo (p. 512), movimento che rientra certo nel socialismo non scientifico perchè fondato ancora sull'egualitarismo settecentesco, su un'economia a base agraria, su un moralismo ascetico. Nel confermare tali giudizi, la Onnis aggiunge che se le premesse ideologiche sono settecentesche, gli Eguali considerano il quadro sociale come si presenta dopo la rivoluzione... e combattono lo sfruttamento non più feudale, ma padronale in genere... se gli Eguali... escludono le industrie di lusso, il loro Scopo non è soltanto quello di un costume semplice e sobrio, ma soprattutto quello di aumentare i beni utili a tutti o in modo che tutti ne godano... (e) ... sono mossi non tanto da un ideale ascetico, quanto dalla preoccupazione economica che siano soddisfatti per tutti gli insopprimibili bisogni naturali: cibo, vestiario, casa, cure, istruzione (p. 513). Molto giù-