Rassegna storica del Risorgimento

BUONARROTI FILIPPO
anno <1955>   pagina <637>
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Studi buonarrotiani
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statuente perciò la Ounis sottolinea come né i trionfi napoleonici, né il ri­sveglio cattolico, né il nascente nazionalismo... deviarono (Buonarroti) da quell'ideale di un assetto razionale della società fondato sull'eguaglianza e sulla moralità del pubblico e privato costume al quale gli pareva si fosse avvicinata la Francia rivoluzionaria, esempio e speranza per tutti gK altri popoli, oppressi ancora dalle tirannidi e dai pregiudizi con cui si mantengono i privilegi sociali. Questa la sua mira costante, sia nel partecipare alla Con­giura degli Eguali... sia subordinandovi l'organizzazione di società segrete, sia contribuendo al movimento democratico francese dopo il 1830 e alle sue connessioni coi primi moti operai, sia ... onorando la memoria e il culto di M. Robespierre (p. 490).
Un ulteriore esame, ora, delle due opere ci permetterà di fissare alcuni punti indispensabili ad intenderne appieno il valore.
Lo studio del Saitta è minuto, analitico, frutto di quelle lunghe, fati­cose e fors'anche ingrate ricerche filologico-erudite indispensabili prima di abbandonarsi (come dice lo stesso Saitta nella prefazione) alla tentazione di ambiziose sintesi di storia del pensiero politico. Certamente, perciò, anche se non abbiamo ancora la biografìa completa del grande rivoluzionario, siamo già avanti sulla strada, lungi da quello stato aurorale in cui ci si tro­vava. Ma quel che più conta, a nostro avviso, è l'indicazione che il S. con la sua opera ci ha dato, di un metodo di ricerca che si serve del momento filo­logico come necessario stadio preparatorio ad ogni seria indagine critica. Il che potrà sembrare forse a taluno di palmare evidenza, ma che è sempre utile riaffermare come concreta norma di studio. Per questo il S. ha saputo rinunziare a quel lavoro sintetico, di insieme, più rapido e suggestivo e, dicia­molo pure, che avrebbe trovato un pubblico più largo, per mettere a disposi­zione degli studiosi un materiale di prim'ordine e per limitarsi a puntate approfondite, a spaccati, che da soli, peraltro, rivelano la perizia del ricercatore e l'acume dello storico.
Si veda, ad esempio, il capitolo su Buonarroti e il Risorgimento italiano, e in particolare la questione circa la tecnica e il contenuto della propaganda della Giovine Italia dei primi mesi di esistenza (p. 226), (nei quali il S. giusta­mente vede piuttosto un'influenza del buonarrotismo che del sansimonismo), oppure la mirabile ricostruzione dell'attività politica svolta dal Buonarroti in Francia dal 1830 al '37, anno della sua morte, il sorgere delle Légions révolutionnaires e della Société des Familles, dalla quale sorgerà la Società delle Stagioni del buonarrotiano Blanqui, il problema dei rapporti tra sansi­monismo e fouricrismo da un lato, e buonarrotismo dall'altro, il significato del neobabuvismo come antecedente logico del marxismo e infiniti altri temi ognuno dei quali meriterebbe un discorso a parte, se lo spazio lo con­sentisse.
Carattere diverso ha la ricerca del Galante Garrone, ohe fu iniziata forse come complementare della precedente (Buonarroti e Babeuf), come dimostra lo stesso tìtolo originario: Gli ultimi anni di Filippo Buonarroti: 1828-1837. Successive, approfondite indagini dell'A. e la stampa dell'opera del Saitta fecero sì che il Galante Garrone dovesse togliere ciò che ormai era superfluo e daxC invece più rilievo a ciò che... (il Saitta)... aveva lasciato ancora in ombra, specialmente i legami dell'ultimo Buonarroti con il mondo culturale e le correnti rivoluzionarie dei suo tempo.