Rassegna storica del Risorgimento

RADICATI DI PASSERANO ALBERTO
anno <1955>   pagina <642>
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Franco Venturi
e dell'atteggiamento del re, là dove lasciava intendere che questi non era stato troppo lontano dall'intenzione di appoggiare o condividere le sue idee sulla necessità d'una riforma.
Contemporaneamente o subito dopo si ritenne necessario richiedere altri pareri, per vedere fino a che punto fosse possibile o opportuno aprire una azione legale contro Radicati. Due di questi pareri sono conservati nel fascicolo già citato, accanto a quello di Berterini. Contrariamente a quest'ul­timo, che è autografo e che può perciò essere attribuito con certezza anche se non è firmato, gli altri due sembrano essere stati ricopiati da uno scrivano o sono scritti da ima mano che non mi è riuscito di identificare.
Tuttavia, anche se anonimi, mi sembrano degni d'essere qui riprodotti, come esempi caratteristici dell'impressione che il Manifesto produsse a Torino tra quei membri della classe dirigente piemontese che furono ufficialmente in­caricati di leggerlo.
Qui qualifica se stesso per giusto, e quelli, contro quali parla per empi], et iniqui.
Quivi si qualifica da santo, e mar' tire, che senza causa habbi avuto in­contri, ed afflizioni.
Quivi intacca il Governo d'ingiustitia, circa la prigionia fattali soffrire senza causa.
Quivi usa un parlare malitioso, e per non poter attribuire individuai difetto vero ed alcuno dissemina sospetto
Il libello, o sij manifesto intitolato Di Adalberto Radicati Conte di PaBserano e Coconato resta scanda­loso, ripieno di proposizioni, e detti temerarij, ingiuriosi, violiti osi, e mal" Ugni contro la Nostra Santa Relligione Cattolica e contro tutti; e però crimi­noso detrhaendo ad ogn'uno sotto prete-sto di scolpare Vauthore appresso S. M. e massime nelle seguenti clau­sole, non potendosi far succinto ri­stretto, perchè quasi in ogni parola ben ponderata può dirsi esservi un dellitto.
io. Al foL 1. Ivi. Per laudare Vinfi-nita omnipotenza, la quale spesso la­scia perire il giusto, e sua giustitia, quando Vempio, e sue iniquità esalta.
2. fol. 2. Ibi. Per lo che non posso sapere, ne cerco il fine, per cui il sommo Dio mi ha volsuto affliggere; ma conosco bensì le afflitiioni, che esso mi ha mandate.
3. Ivi. Nove mesi di prigionia, che nel forte d'Ivrea ho sofferto sotto vani pretesti.
4. Ivi. Qual sia stata la mira de miei nemici nel farmi incarcerare, alla conoscenza de puochi è farsi an-