Rassegna storica del Risorgimento
SILVA PIETRO
anno
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1955
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pagina
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679
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Libri e periodici 679
dizionalista e conservatore che, in un dato momento storico, viene utilizzato dai cattolici liberali per tino scopo progressivo; p. 23), che si forma intorno al 1830, diviene un; movimento di opinione pubblica tra il 1843 ed il 1848, alla luce della esperienza giansenistica del '700, del nuovo programma del Lamennais nel 1830, dell'idea della riforma della chiesa (con Lambruschini e Rosmini) e di una concezione generale della religione (Lambruschini) ben diversa da quella delle gerarchie ecclesiastiche.
Dall'attività dei sanfedisti dopo il 1831, tanto dei giornali quanto degli uomini di governo in Piemonte e negli Stati pontifici, si passa alla polemica antigesuitica del Gioberti ed al Primato, in cui l'idea del rinnovamento nazionale d'Italia sì realizza nel quadro dell'universalismo papale: in tal senso si può aggiungere che l'antigesuitismo giohertiauo guadagnò al cattolicesimo liberale una importante frazione di liberali.
Il periodo dal 1848 al 1859, che aveva preso l'avvio dalla creazione dei mito neoguelfo di Pio IX (mito che, nonostante l'allocuzione del 29 aprile e le delusioni successive, era presente ancora nell'animo di alcuni liberali e democratici, per esempio, del Castellani, cfr. R. Cessi, II mito di Pio IX), assume, secondo l'autore, colorazione reazionaria in Italia ed in altri Stati d'Europa, allorché lo spettro del comunismo impaurisce la borghesia terriera. Mentre il fallimento del neoguclfismo facilita il formarsi di un liberalismo moderato, meno cattolico ma più moderno e laico, la reazione dopo il 1848-49 dà nuovo vigore ai Gesuiti che, attraverso la Civiltà Cattolica (cfr. per la scuola, D. Bertoni Jovine. Storia della scuola popolare in Italia, Torino, 1954, pp. 257-70), gli scritti di padre Taparelli d'Azeglio e l'introduzione di nuovi culti specie nelle campagne ecc. si oppongono sempre più al movimento liberale e nazionale. La riprova di tale situazione nel decennio 1849-59 si ha nel partito clericale piemontese (composto di aristocratici reazionari), che aveva grande influenza nelle campagne in Savoia, in Sardegna ed anche in Liguria; la battaglia per la legislazione ecclesiastica in Piemonte (leggi Siccardi, legge sul matrimonio civile, ecc.) è altrettanto indicativa di un irrigidimento di posizioni.
Nel decennio 1860-70, in cui, da un lato, si colloca la crisi del cattolicesimo liberale (dalla formula cavouriana, che aveva dato luogo ad un movimento con-ciliatorista, si arriva alla reazione del Vaticano, al Sillabo, ecc.) e, dall'altra, il sorgere e il consolidarsi del movimento intransigente, si precisa anche il carattere laico dello Stato col rafforzamento della borghesia terriera (attraverso la politica ecclesiastica della Destra); il declino del movimento cattolico liberale è possibile quindi anche a causa dello scarso interesse della classe dirigente italiana (se non di cenacoli e di intellettuali) pei problemi di riforma interna della Chiesa (non senza il Umore di disordini nelle campagne).
La propaganda antiunitaria dei cattolici, per mezzo di giornali, opuscoli, ecc. fe, almeno in apparenza, contro IV unità piemontese , alla ricerca di un rinnovato neoguclfismo di intonazione reazionaria, con l'astensione poi dalle lotte elettorali, con la creazione della formula dell'Italia reale distìnta e contrapposta all'Italia legale, con la difesa sanfedista del brigantaggio nel mezzogiorno (ma la loro stampa non accennò mai alle condizioni miserevoli dei contadini meridionali e alle ragioni sociali che avevano determinato quel vasto movimento di rivolta; p. 115).
Rifiutando la possibilità di cooperare coi liberali moderati alla creazione di un partito conservatore (cfr. Stefano Jacinì), gli intransigenti si ponevano il problema dell'organizzazione del laicato cattolico (cfr. l'opera dei Casoni a Bologna