Rassegna storica del Risorgimento

SILVA PIETRO
anno <1955>   pagina <680>
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680 Libri e periodici
dal 1863) e si dichiaravano italiani e cattolici, differenziandosi dai legittimici borbonici I clcrico-moderati, inveri?, accettando lo Stato unitario e non approvando l'astensionismo elettorale, costituivano quasi l'anello di congiunzione tra intran­sigenti e cattolici liberali, rappresentando la involuzione conservatrice del catto­licesimo liberale.
E con il Concilio vaticano e la presa di Roma del '70 si ha la conclusione di un lungo periodo di transizione del papato (iniziato con la rivoluzione francese), mentre vengono meno anche le speranze dei cattolici liberali per una conciliazione tra cattolicesimo e civiltà moderna.
-Può essere illuminante, a tale riguardo, la evoluzione del clero mantovano, la cui linea di svolgimento supera il ristretto ambito locale ed è esemplare per la comprensione del fenomeno in senso generale.
Questo clero, nutrito di idealità mazziniana, è capace col Tozzoli di lottare eontro la dominazione austriaca fino al martirio di Belfiore (cfr. hi Memorie del Tazzoli al Culo-/., scritte pochi giorni prima della morte) e, ancora nel 1860, è sostanzialmente ostile al potere temporale dei papi (cfr. Archivio di Stato Man­tova, Delegazione Provinciale, Atti Riservati, busta n. 173, bollettino politico, Mantova, 3 aprile 1860). Non è più in quella posizione qualche anno pia tardi, sia pel venir meno del clero patriottico sia per l'indifferenza della classe dirigente alle questioni interne della Chiesa. Le stesse elezioni popolari dei parroci nel mantovano, 1873-74, sono da mettere in relazione più con gli intenti e le solle­citazioni di Anselmo Guerrieri Gonzaga, deputato al Parlamento, che con un effettivo consenso delle popolazioni (cfr. Cicchiti i-Suri ani, U elezione popolare dei parroci nel Mantovano, estratto dall'Archivio giuridico, volume CXXXVI1I, fase. 2, Modena, 1950); pressoché nello stesso periodo poi l'attività intransigente del vescovo di Mantova, monsignor Rota, rendeva possibile la pubblicazione di un giornale profondamente ostile allo Stato unitario usurpatore e spopliatore : il Vessillo Cattolico, 1872-76.
Altri problemi di carattere organizzativo si affacciavano negli stessi anni nelle discussioni e nella pubblicistica dei cattolici: la partecipazione o meno dei cat­tolici alla vita dello Stato (1874, non expedit), le elezioni amministrative, i primi congressi cattolici, la fondazione dell'Opera dei congressi, ere. Ma alla morte di Pio IX si comprendeva ormai come l'idea dell'intransigentismo usato in tutto e verso tutti, fosse ormai una posizione insostenibile é che bisognasse battere entro certi limiti, una strada nuova (p. 158): la politica di Leone XIII per un decennio circa, venendo incontro a questa esigenza, dava prova di chiara visione della situazione politica interna e internazionale.
Col ristabilimento delle relazioni diplomatiche con le potènze cattoliche o no (cfr. la fine del Kulturkampf) il Vaticano si allontanava dall'isolamento a cui si era condannato per la politica di Pio IX. Ma la fine dell'isolamento acquista significato anche nella politica culturale (filosofia tomistica) e in quella sociale;, per l'impostazione del problema operaio (Renan novarum), ecc. Per quanto ri­guarda l'Italia, per l'esistenza della questione romana, Leone XIII, che sembrava talora pensare ad una restaurazione del potere temporale, svolse nei confronti dello Stato italiano una attività che si può distinguere in alcune fasi.
La prima (1878-87) è caratterizzala dall'attività della corrente clerico-moderata per la conciliazione (col tentativo di formare un partilo conservatore), dalla par­tecipazione sempre maggiore dei clericali alle elezioni amministrative, dalla fon­dazione della Rassegna Nazionale e della Rassegna Italiana, dalla nascita di un giornalismo' intransigente (in polemica con alcuni vescovi moderati) e infine dai