Rassegna storica del Risorgimento

SILVA PIETRO
anno <1955>   pagina <682>
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682 Libri e periodici
Mia orinai, alla fine del governo Gioititi, altri eventi dì importanza internazio­nale incombevano e favorivano il costituirsi di un particolare atteggiamento dei cattolici: la guerra mondiale, la politica del nuovo papa Benedetto XV (generica­mente pacifista, ma sostanzialmente favorevole all'Austria), la rivoluzione d'ottobre in Russia ed infine il riassestamento mondiale in seguito ai trattati di pace.
La fondazione dei Partito Popolare Italiano, come partito cattolico sganciato dall'organizzazione dell'Azione cattolica, e la costituzione della Confederazione ita­liana dei lavoratori BÌ possono considerare il momento conclusivo della lotta per la formazione di un partito cattolico aconfessionale, avente un programma che contemperava le richieste delle associazioni cattoliche preesistenti e le nuove riven­dicazioni profondamente democratiche.
La diffusione ed il consolidamento del Partito Popolare (che attraverso i suoi congressi confermava il programmo iniziale, pure nelle polemiche da destra e da sinistra), do un lato, portano all'effettivo inserimento dei cattolici nella vita politica tanto nel paese quanto nel Parlamento, dall'altro, danno la misura di una situazione politica tutta nuova: le forze moderate e liberali, che avevano tenuto il potere per vari decenni dall'unità in avanti, dovevano ormai fare i conti con un movimento cattolico organizzato che godeva di una notevole base elettorale nelle campagne in molte regioni, specie nel Veneto e in Lombardia. Giova per altro sottolineare, a parte le prospettive messe in risalto dal Migli oli, la funzione antisocialista del movimento stesso, che passava dalla collaborazione con Giolitti nel 1920 a quella con Mussolini nel 1922 (nonostante che le leghe e le coopera­tive, ad esempio, nel Cremonese, subissero le violenze delle squadre fasciste): la discussa questione poi della collaborazione fra popolari e socialisti non dà tuttavia risultati concreti.
Nell'ultimo capitolo, che comprende il ventennio fascista, il Candeloro prende in esame, da un lato, le lotte delle varie correnti del partito popolare, all'indomani del 28 ottobre '22, favorevoli od ostili al fascismo, e, dall'altro, individua i motivi della sconfessione di don Sturzo da parte delle gerarchie ecclesiastiche. La colla­borazione condizionata doveva concludere, attraverso l'approvazione della nuova legge elettorale (e la trasformazione della corrente cleri co-moderata in cleri co-fascista), l'atteggiamento particolaristico del Partito popolare e il rifiuto dell'ai* leanza coi socialisti unitari (cfr. la Civiltà Cattolica ...Abbiamo dimostralo non essere lecito auspicare un cambiamento di Governo, ove il nuovo Governo peg­giorasse le pubbliche condizioni; e ciò non avverrebbe forse nella sostituzione del partito socialista al fascista?; p. 479) ad una effettiva capitolazione di fronte al fascismo, all'esilio di don Sturzo e, infine, all'espulsione dei deputati popolari da Montecitorio.
In contrapposizione, però, alla sconfitta politica del Partito Popolare, si aveva da parte del Vaticano un rafforzamento dell'Azione cattolica, strumento necessario ed insostituibile della Chiesa, alla formazione dei quadri del movimento cattolico, al di fuori e al di sopra di ogni partito politico.
Gli ultimi arretramenti dei cattolici si avevano poi nelle questioni sindacali (anche se si accettava il principio del corporativismo fascista), nelle nuove orga­nizzazioni giovanili, nella compressione delle Banche popolari e delle Cosse rurali: la Conciliazione venne a chiudere, col Trottato, la questione romana che si trascinava da vari decenni, e intaccando, col Concordato, il carattere laico dello Stato, rompeva la tradizione dello Stato italiano quale era uscito dal Risorgi-mento (p. 505) e sottointendeva un appoggio politico-morale della Chiesa al