Rassegna storica del Risorgimento

NOVARA (ARMISTIZIO DI)
anno <1918>   pagina <356>
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356 Jlf. degli Alberti
parte del ministero che denunziò rarmistizio di Milano e poscia ac­compagnò Carlo Alberto al campo, poteva, quarant'anni dopo (1889) con sicura coscienza affermare che se invece di cadere il 23 marzo 1849 colle armi in pugno per difendere la bandiera nazionale il Pie­monte e il suo Re, ad evitare una guerra pericolosa, avessero accet­tate le condizioni elle l'Europa avrebbe loro imposto, la prima ine­vitabile conseguenza sarebbe stata di avere un ministero ed un Governo retrogradi, e non italiani di cuore, e di mettere in pericolo resistenza stessa dello Statuto. Il Governo del Piemonte non sarebbe mai pas­sato nelle mani del Conte di Cavour. Non sarebbesi fatta, né potuto fare l'alleanza con Napoleone HI nel 1858-59, e la guerra di quell'anno che decise delle sorti d'Italia, né l'unità italiana si sarebbe potuto compierla per circa otto decimi nel 1859-60. Non sarebbesi perciò neppure potuto fare l'alleanza colla Prussia nel 1866, della quale fu frutto la riunione della Venezia all' Italia, né sarebbe perciò stato pos­sibile il venire nel ,1870 a Roma per sola volontà e forza propria. Questa storia fu una successione indissolubile di cause e di effetti; fu una catena che non sarebbesi composta se non se ne fòsse distrutto il caposaldo o se ne fosse spezzato il primo anello. Guai a quei Paesi ai quali manca, nei supremi momenti l'ardire di tentare le pericolose imprese, e l'abnegazione di sobbarcarsi ai più grandi sacrifizi per salvare al loro avvenire i principali fattori della unità, della indipen­denza e della libertà che vogliano conquistarle. L'audacia di Novara ha creato l'unità morale dell'Italia. Essa ha salvato, ha mantenuto in azione, e rese più efficaci i suoi più potenti fattori, cioè rese immor­tale, irrefrenabile, e tenne in azione ininterrotta l'italianità del Pie­monte e della Dinastia di Savoia. All'unico superistite del Ministero che assunse la grande responsabilità di quella impresa audace si per-
prtt devoti al pubblioo bone, più ossequienti ai severi principi della rettitudine, del dovere e della liberta... Coscienza scrupolosa nell'esame delle questioni trat­tate; le illusioni di una fantasia agevole a suscitarsi, aiutate dallo ispirazioni di un cuore generoso; schiettezza d'indole talvolta impacciata da qualche peritanza, per dubbio modesto sopra l propri mezzi, per delicato riserbo di offendere o solo spiacore altrui; nessuna vanita perso naie di quelle ohe si soddisfino coi ciondoli; nobile ambizione, forse superiore alle forze, di giovare al paese; mancanza di quelle idee potenti, complessive, feraci, che sono lampi di genio; dirado offusoatal'ispi­razione di quella guida che rondo ubili lo intelligenze mediano che ne sono favo* rito* il buon senso; culto sincero al dovere; dottrina non comune nelle discipline giuridiche e sociali; tale era e si mantenne Carlo Cadorna . (Y. Biaiisroaio, H Segno di Vittorio Mimimele II, IT, 282).