Rassegna storica del Risorgimento

NOVARA (ARMISTIZIO DI)
anno <1918>   pagina <361>
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L'armiatmo di Novura
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Di ritorno a Novara mi presentai al Re, che si trovava col ge­nerale Ghzarnowski e col generale Giacomo Durando. La mia rela­zione non mi parve cagionare a S. M. nessuna sorpresa, come colui che si aspettava ad ogni peggior cosa, n generale Durando prese a dire che le condizioni pretese dal nemico erano estremamente dure, ma ohe la nostra situazione era tale che non consentiva rifiutare di accettarle per la salvezza del Paese, poiché qual altro partito pren­dere ? Non si aveva più altra ritirata che verso Oleggio e Borgomanero; inseguiti dal nemico, i nostri soldati, nello stato di disorganizzazione e di 8moraliezainiMfo in cui erano, non avrebbero potuto tener fermo in nessuna posizione e si sarebbero forse sbandati, abbandonando l'immenso seguito di vetture e del materiale di guerra, che nei tempo stesso della battaglia già si erano avviati per quelle strade. Forse si sarebbe potuto aprirsi di viva forza una strada per Vercelli, riunendo quattro o cinquemila uomini di buon volere che ancora si potevano rannodare e quindi ricoverarsi in Alessandria. Ma il Re fece osser­vare che ciò non avrebbe salvato Torino e non avrebbe ritardato che di pochi giorni la resa della cittadella di Alessandria, la quale non era ancora ben preparata, né fornita di munizioni per un assedio. Io parlai della possibilità di passare in Savoia, ove il He si sarebbe trovato in piena sicurezza e in grado di decidersi a seconda degli av­venimenti. Ma questa ritirata non avrebbe servito che per salvare il Re dall'umiliazione di sottoscrivere alle dure condizioni che c'impo­neva il nemico, ed il paese intanto sarebbe stato allo scoperto e ben tosto in preda agli Austriaci. Mentre si ventilavano queste conside­razioni il Re si era posto a sedere come per istanehezza conservando però sempre il suo contegno nobile e fermo. Infine si alzò e disse che vedendo che la situazione della Pàtria esigeva da lui un nuovo sacrifizio, Egli era deciso ad abdicare nella certezza che il suo suc­cessore avrebbe ottenuto migliori condizioni. Egli annunziò la sua decisione con un tuono cosi fermo che fummo tosto persuasi che dessa era irrevocabile ; quindi soggiunse ohe ritornassimo da Lui alle ore nove ed un quatto e che fossero avvertiti i Generali Comandanti delle Divisioni affine che vi si trovassero anch'essi.
All'ora prescritta si trovarono riuniti attorno al Re le L.L. A. A. R.R. il Duca di Savoia e il Duca di Genova, il generale Ghrzanowslri, il generale Alessandro della Marmora e suo fratello il Marchese (cuiil Re fece rientrare chiamandolo al momento in cui chiudeva la porta, sortendo dopo averci introdotti), il ministro Cadorna ed io ; dei tre altri Generali di Divisione il Conte Perrone era ferito e morente, ed i generali Bes e Giovanni Durando non poterono ritrovarsi frammezzo alla confusione che regnava in quel momento a Novara.