Rassegna storica del Risorgimento
1852-1853 ; BELFIORE ; PROCESSI ; CASTELLAZZO LUIGI ; MANTOVA
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1956
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Libri e periodici
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all'uopo, almeno colle genti selvagge, lare uso delle armi... L'Italia è una grande potenza che, quando e necessario, sa far rispettare il proprio nome, i propri iute ressi, e sa farlo anche se ciò dovesse costare qualche spargimento di sangue, anche se ciò dovesse costare altri e più gravi sacrifici . Spirito dunque nettamente gueu-rafonduio nel seno della maggioranza, senza reticenze ed anzi con una baldanza che autorizzava i più pessimistici sospetti: e di essi si faceva portavoce l'opposizione, soprattutto l'estrema sinistra radicale, sia attraverso la stampa che per mezzo del gruppo parlamentare: piuttosto dubbioso il comportamento di quest'ultimo che, in una risoluzione votata il 29 gennaio 185, non riconosceva bensì < la ragione politica ed economica dell'incremento coloniale ma, quanto alla presente iniziativa del governo , cioè alla ventilata ed ormai imminente spedizione in forze, si limitava ad esigere che torni utile agli interessi del paese e ai grandi fini della civiltà, e sia conforme ai principi umanitari del diritto pubblico, che sono l'onore del popolo italiano: una concezione che doveva essere particolarmente vicina alle opinioni personali del ministro Mancini, ma il cui nullismo politico si palesava sempre piò grave ed infecondo di ogni risultato apprezzabile. Onde piò esplicita e vigorosa appariva la serrata critica sostenuta dai fogli democratici, e specialmente dal Secolo , allorché, alla fine del marzo '85, sotto l'impetuosa offensiva del Clemcnccau, scatenata appunto a cagione dei disastri coloniali del Tonkino, il ministero Ferry cedeva in Francia il posto a quello Freycinet. Le voci di una spedizione tripolina, diffusesi ai primissimi dell'anno (e stilla consistenza delle quali il volume dello Z. apporta numerosi ed interessanti documenti), durante le vacanze parlamentari, ponevano all'ordine del giorno l'eventualità di un'azione, di un colpo di testa sottratto al controllo della Camera, di un bismarckismo inconsiderato le cui conseguenze, sia economiche che politiche, apparivano incalcolabili; L'antica, vivacissima diffidenza radicale nei confronti della Triplice intesa come tentativo di soffocazione delle libertà parlamentari, e di necessità di disgiungere le responsabilità democratiche da quelle ministeriali e di appellarsi al paese. Si tratta di un'avventura assai grave avvertiva il Secolo del 12 gennaio e tale da trascinare l'Italia in complicazioni internazionali : avventura intrapresa, d'altro canto, senza preparazione alcuna, per un semplice impulso attivistico ed esibizionistico: I nostri soldati notava amaramente lo stesso giornale in data li aprile pochi, ammalati, privi di tutto, sono gettati là sulle aride sponde del Mar Rosso... mentre in Italia si arrestano i braccianti, gli scioperi coprono le province, la miseria allaga il paese: dappertutto, rischio ed incertezza: riserbo degli alleati, freddezza a Londra, ostilità risoluta da parte degli indigeni: E con un ministero ed una Camera siffatti dove ci condurranno? Quali terribili responsabilità ci faranno assumere?: tale l'interrogativo angoscioso che l'organo radicale si poneva il 29 aprile, poche settimane prima della drammatica crisi die avrebbe travolto Mancini ed interrotto il suo piò o meno nebuloso programma africano.
Tale hi concitata atmosfera nazionale che accompagnò ed in parte determinò, con ardore esasperato qua dall'ambizione, là dalla diffidenza, la soluzione sostanzialmente fallimentare della politica manci ni ami: atmosfera che sarebbe stato opportuno, da parte dello Z., così sagace interprete di combinazioni e di documenti, tratteggiare un po' piò ampiamente ed approfonditamente di quanto non risulti dalle limpidissime, ma un tantino tecnicistiche, pagine del suo volume. Da una tale indagine, opportunamente integrata da un inquadramento generale del momento internazionale, la politica coloniale del Mancini, pur senza acquistare in chiarezza di propositi ed efficacia di mezzi che od essa effettivamente mancavano, avrebbe ottenuto senz'altro il pregio di una maggiore e piò drammatica vivezza, non tanto in se, quanto nei suoi indispensabili addentellati con la situazione e l'opinione pubblica del paese. RAFFAELE CQLAMETRA