Rassegna storica del Risorgimento

1852-1853 ; BELFIORE ; PROCESSI ; CASTELLAZZO LUIGI ; MANTOVA
anno <1956>   pagina <150>
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150 Libri e periodici
RISTO LONCIHTANO, Antonino di San Giuliano; Milano-Roma, Bocca, 1954, in 16, pp. 261. L. 1200.
Il 10 settembre 1852 nasceva a Catania Antonino di San Giuliano: la prefa­zione al volume reca la data 10 settembre 1952. Rievocazione centenaria, dunque, e non soltanto a motivo della data, ma molto di più perchè tulio lo scritto sì presenta come una appassionata esaltazione dello statista nelle sue virtù solide di nomo e nella sua chiarezza lineare di azione politica. Dai primi studi della giovinezza, trascorsa nell'austero ma non chiuso ambiente nobiliare di famiglia, al precoce incontro con il dolore, quel dolore fisico del suo corpo afflitto dalla gotta, alla lotta interiore per vìncerlo ed allo sbocco infine nell'attività politica come superamento di sé e delle proprie sofferenze nel servizio cosciente della società italiana, momento per momento in un itinerario ideale della sua vita prende forma da queste pagine come un'immagine statuaria, eroica e ferma, sbal­zata sullo sfondo di un mondo in agitazione ma cosi evanescente da scomparire quasi per far posto a lui solo.
Non si può negare che lo scopo commemorativo e celebrativo della pubblica­zione sia pienamente raggiunto, anzi mi pare proprio da sottolineare il tentativo di scoprire negli scritti e nell'opera del di San Giuliano l'uomo, che porta tutto il peso di se stesso e della propria realtà sofferente anche là dove si potrebbe credere ad una prevalenza della funzione sulla persona; interesse biografico ed umano, quindi, elementi positivi del saggio del Longhitano, guastati tuttavia da una troppo piena ed acritica adesione al pensiero del di San Giuliana e da un intento palesemente polemico di mitico richiamo ai compili dati dal fato all'Italia in certe ore della storia. Anche se se ne accenna soltanto qua e là, tutta la pre­sentazione del grande ministro degli esteri vuole dare un esempio storico di uno statista che, sollevandosi sul marasma (p. 245) della politica italiana e rifug­gendo dalla cosiddetta prassi montecitoriale di adescamento, di confusioni d'ogni sorta, che allora imperava, non meno di oggi (p. 248), agi nel senso della Nazione e compì opera di pioniere, a cui dovremo tornare quando avremo superato le difficili condizioni odierne (p. 15); attualismo del di San Giuliano, attualismo deteriore, che l'Autore non nasconde affermando di nutrire una segreta speranza che l'esempio del Catancse valga a rincuorare gli animi, a ridestare la fede e il coraggio in mezzo ad una moda fuggevole d'ideologie rinunciatarie o pessi­mistiche che fanno il giro della penisola (p. 16).
Non mi pare che, muovendo da queste (premesse, si possano obiettivamente scrivere pagine di storia, specialmente della storia di un uomo che, proprio per­chè incline ad una politica di potenza all'estero e ad un sostanziale antiparla-mcntarismo all'interno, richiede il massimo distacco spirituale ai fini di una giusta valutazione del suo operato. Se si esclude la narrazione della formazione umana del di San Giuliano e del modo attraverso il quale egli dalla sofferenza perso* naie passò alla vita politica per una affermazione del proprio io fisicamente meno­mato, narrazione ovviamente più distaccata, soltanto un errore alla fine gli si rimprovera, e con riserva, quello cioè di aver forse creduto nel 1914 di poter man­tenere dopo lo scoppio del conflitto mondiale una posizione di privilegio all'Italia mcdiaqie Ja conservazione della neutralità; noi però oggi sappiamo che tale errore il di San Giuliano non lo commise perchè già nel settembre proparava in accordo con la direttiva politica del Stìlàndrà, l'intervento a fianco dell'Intesa studiandone anche i mezzi per giustificarlo e provocarlo.
E qui è opportuno osservare che questo lavoro è stalo licenziato dall'A pur­troppo prima della pubblicazione dei documenti diplomatici italiani relativi al