Rassegna storica del Risorgimento
1852-1853 ; BELFIORE ; PROCESSI ; CASTELLAZZO LUIGI ; MANTOVA
anno
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1956
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pagina
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151
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Libri e periodici 151
periodo agoeto-ottobrc 1914, dai quali l'opera del di San Giuliano, giunta al momento conclusivo e cruciale del suo svolgimento, può ben essere tutta illuminata e valutata non solo sotto l'aspetto della politica estera, ma nel suo significato ideologico e politico generale. La scarsa documentazione non permette, quindi, all'A- di dire qualche cosa di nuovo o di chiarificatore sull'azione del capo della Consulta nei confronti del primo conflitto mondiale.
Tralasciando pertanto questo punto, tre sono a mio avviso i centri di attenzione dcll'A. nella sua esposizione: la formazione nel dolore, la lotta in Parlamento fra P'82 e la fine del secolo, l'attività alla Consulta per l'impresa di Libia e per la rinnovazione della Triplice. Il primo punto è il meglio trattato in questo saggio: dalle note di diario e da altri scritti dell'archivio di famiglia è chiarito, sta pure sommariamente, il maturarsi della coscienza politica del giovane marchese sino al suo distacco volutamente definitivo dall'ambiente provinciale di Catania con il mandato ottenuto nelle elezioni del 1882. È invece nel secondo punto, allorché si tratta di porre a confronto le convinzioni del giovane deputato con le correnti contemporanee e con gli uomini più rappresentativi, che l'esposizione si fa debole sia perchè la figura del protagonista oscura quasi completa* mente, come s'è detto, lo sfondo politico, sia perchè i giudizi espressi dall'A. sul mondo di fine secolo sono piuttosto inadeguati e sbrigativi. La condanna del ventennio 1876-1896 è completa: per l'A. l'opinione pubblica italiana non fu sufficientemente orientata sui problemi vitali della nazione e la democrazia, piena di preconcetti pacifisti o umanitari, restava attardata rispetto all'espansionismo degli altri paesi europei (p. 109). La stessa questione sociale trovava estremisti a parole o reazionari, ma non un reale e pratico riformismo per la redenzione del lavoro, che il di San Giuliano sarebbe stato il più preparato a concretare in piani organici (p. 80). Soltanto con la nuova politica mediterranea, dopo il riavvicinamento alla Francia, l'Italia esce dalla politica regionalistica per affermare i suoi diritti di potenza e far sentire il suo peso fra le nazioni europee; su questa linea si inserisce l'azione del di San Giuliano alla Consulta nel preparare ed attuare l'impresa libica e nel rinnovare la Triplice con lo sguardo attento ai problemi dell'oriente balcanico. In questo schema ideologico, che dà rilievo preponderante nella storia del regno d'Italia dopo l'unità all'espansionismo coloniale e alla politica di forza, perdono di valore le pur interessanti pagine dedicate alla visione del problema sociale del di San Giuliano: se questi considerava tale problema come il più importante del secolo (p. 83) si comprende la necessità di una precisa analisi dei rapporti con il socialismo e tutte quelle correnti che ne prospettavano qualche soluzione. L'A., pur non proponendosi espressamente tale compito, avrebbe potuto più pacatamente ed attentamente almeno coglierne le linee essenziali, come dimostra di poter Fare attraverso le numerose osservazioni, spesso acute, calate però in un contesto teso ad un'altra prepotente idea che lascia il resto un po' in secondo piano : che cioè il di San Giuliano fosse missionario di un'Italia potente faro di civiltà>, propugnatore quindi di un verbo nuovo in un'Italia usa a non volere, a non guardare innanzi a se (p. 90). Con ciò non si vuol negare la chiara esistenza di questa vena nazionalista nel Catenese, ai vuol solo rilevare la polarizzazione intorno ad essa della complessa realtà politica del momento e della stessa personalità del nostro ministro. Ed ecco, quindi, l'impresa di Libia come il capolavoro del di San Giuliano che con quella pone rjtali 8 trattare su un piano di parità con le alleale della Triplice con le potenze interessate nel Mediterraneo; è giusto dare rilievo ai fatti dell''11 e del 12, ma conviene anche considerare il peso negativo che essi ebbero nella vita uuern* italiana o per lo meno avvertire lo stato di crisi che per essi si apriva. Non fi