Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <194>
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194 Luigi Salvatorelli
di fronte alla Chiesa, per opera del giurisdizionalisrao sette­centesco.
Nella prima metà del Settecento il rappresentante maggiore e più influente della nuova coltura è il Muratori. Sue caratteri­stiche sono la ricerca del vero, indipendentemente dalle auto­rità tradizionali, anche ecclesiastiche; e l'apprezzamento dei fatti e dei valori secondo un criterio di umanesimo cristiano, indi­pendente dal romanesimo della Curia non meno che dalla ragion di stato dei governi civili. Negli Annali del Muratori c'è, per necessità di fatto, materia ecclesiastica in abbondanza, poco meno che nel Baronio ; ma l'aria che vi si respira è assai diversa. È quella della coltura laica, e tuttavia cristiana.
Ciò che il Muratori operò, senza teorizzare, per i fatti par­ticolari e la loro trama, il Vico intraprese per la concezione storica generale, con realizzazione più imperfetta e meno per­spicua, e con assai più scarsa influenza immediata; ma su piano più vasto e con scavo più profondo, tanto da indicare la ragione umana tutta spiegata quale connotato del terzo stadio del corso, quello di arrivo. Vero è che questo integralismo laico era neutralizzato, oltreché dalla oscurità vichiana, dall'indiffe­rentismo storicistico-conservatore dei corsi e ricorsi.
Il Vico non andò esente da attacchi alla sua ortodossia; ma furono attacchi privati. Conflitto con l'autorità ecclesiastica per la Scienza nuova non vi fu. Rasentò invece il conflitto il Mura­tori, che ebbe attacchi parecchi; e una censura (non ufficiale) perfino da un papa come il Lambertini; mentre opposizione uffi­ciale temporanea vi fu per i Rerum Italicarum Scriptores da parte della Curia romana. Ma insomma anche per lui uno scontro vero e proprio mancò. Né Vico né Muratori lo cerca­rono: il Vico, anzi, si sforzò di tracciare una linea teorica di separazione fra scienza ecclesiastica e laica, mettendo da parte il popolo eletto e la rivelazione cristiana : espediente larga­mente usato nel Settecento, in Italia e fuori, anche dal Voltaire. Muratori, su terreno più lontano dal domma e tuttavia prati­camente più scabroso, ebbe più franco linguaggio, e non si peritò di censurare l'abuso romano di scomuniche e indulgenze a scopo terreno. E anche quando rinunziò a giudicare atti pon-