Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <196>
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196 Luigi Salvatorelli
si potrebbe dire che essa prenda il posto precedentemente occu­pato dalla teologia.
Si deve bensì riconoscere che mancano in Italia, salvo qual­che caso eccentrico, le impostazioni dì battaglia francesi (meno frequenti e aperte, anche queste, dì quanto si crede da chi ne parla ad orecchio). Tale mancanza non si spiega unicamente con la maggior forza di repressione da una parte e la corrispondente maggior prudenza dall'altra: vi entra anche una tendenza spon­tanea, indìgena , alla moderazione, alla gradualità, una contrarietà sincera a ogni fanatismo: le qualità che facevano distinguere al Parini il filosofo riformista dal rivoluzionario, e proclamare ciarlatano il secondo. Continua pertanto la tendenza, ben calcolata, a non prender di fronte la teologia ortodossa. Tipica, anche qui, la prefazione del Beccaria, che mette da parte, facendo loro tanto di cappello, la Rivelazione e la Legge naturale , dicendo di voler discutere soltanto le Convenzioni fattizie della Società . E quando il libro fu attaccato come ete­rodosso, con virulenza non priva di sagacia, egli insistette a dimo­strare non senza cavilli e scappatoie che non aveva mai elevato imputazioni contro la Chiesa, neanche per i roghi degli eretici.
Questo, diciam cosi, separatismo ideologico, non impediva ai nostri filosofi di proclamare all'occorrenza il beneficio sociale della religione, e cioè la sua convergenza con la filosofia dei lumi. Fece eccezione l'Alfieri nel Della tirannide, proclamando che la religione in genere, il monoteismo in specie, e il cristia­nesimo cattolico più di tutti erano sostegno della tirannide : que­st'ultimo, incompatibile quasi col vivere libero. Ma la libertà per lui, adoratore dell'eroismo, dell' entusiasmo , aveva ben poco di comune con la filosofia settecentesca, da lui svalutata. E del resto nelle sue opere, anche di questo periodo, agli spunti antireligiosi e a n ti ecclesiastici altri se ne contrappongono di segno contrario.
QuaPè, peraltro, la religione che i filosofi nostri esaltano come loro alleata? Ce lo rivela il Gali ani (Galiani il giovane) in un inciso del Della moneta, dicendo che la vera religione e la retta ragione sono la stessa cosa. E così pensavano anche gli altri, relegando espressamente o tacitamente quanto nel sistema