Rassegna storica del Risorgimento
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1956
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198 Luigi Salvatorelli
specificamente papale, sulla distinzione fra temporale e spirituale, sulla necessità di una riforma della Chiesa che la riawi-cinasse al suo carattere originario e genuino. Se un problema religioso nazionale si pose nel corso del secolo XVIII, ciò avvenne nel quadro delle lotte giurisdizionalistiche, le quali da ima parte si riannodano alla tradizione medioevale del riformismo religioso italiano, e dall'altra preparano il terreno e le armi per le battaglie politico-ecclesiastiche del secolo XIX.
È un grave errore storico considerare le lotte giurisdizionalistiche come un conflitto dei governi civili con la Chiesa in blocco. Disparere e contrasto erano entro la stessa società ecclesiastica, una parte della quale non so se la più numerosa, ma certo la più colta, e non meno religiosa dell'altra stava per il sovrano contro il pontefice. E ci stava per un doppio motivo, di lealismo governativo e nazionale, e di riformismo tendenziale ecclesiastico. Il Tanucci afferma ripetutamente che la maggioranza del clero italiano condivide le massime gallicane; e rievoca la tradizione italiana anticuriale, da Sarpi a Dante. Egli fece ristampare scritti non solo del Giannone, ma del Sarpi; e in Toscana uno scritto del Sarpi venne dato per norma di condotta agli assessori laici introdotti nel Sant'Uffizio per il nuovo assetto di questo, dopo il lungo conflitto con Roma. Di Roma, o di Curia romana, e non di Chiesa cattolica si parlava allora a proposito di codesti conflitti, da laici e da ecclesiastici. Ciò si vide particolarmente bene nella battaglia per l'abolizione della Compagnia dì Gesù, venuta in odio non solo a re e a parlamentari, ma a università, a vescovi, a cardinali, a Ordini religiosi.
Due massime furono fondamentali per principi e ministri, in queste lotte : gli ecclesiastici sono anch'essi sudditi del sovrano ; questi ha l'obbligo anche lui di tutelare i veri interessi della Chiesa e della religione. L'evangelico era a e sunt Caesaris Cae-sari , a cui facevano appello, si concretava per loro nel principio più anticuriale di tutti: le decisioni della Chiesa, unica giudice della fede, riguardavano solo il fòro delle coscienze; qualsiasi loro applicazione nel fòro esterno dipendeva dal potere civile. Tale, secondo il ministro toscano Rucellai, era il comune sentimento dei ss. Padri e dei concilia e dei teologi. Per il