Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1956
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pagina
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201
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Il problema religioso nel Risorgimento 201
sono più significative che non la letteratura anticlericale toscana dei Gigli e dei Crudeli, o i trattati ad hoc di scrittori portanti in sé, più o meno evidente, lo stigma di eterodossia o almeno di eccentricità, come quelli del Pilati o del Gorani. I quali tuttavia hanno anch'essi importanza, non fosse altro perché mostrano ove il movimento delle idee poteva sboccare.
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Sono ben pochi, fra gli scrittori fin qui citati, quelli a cui una volta o l'altra non sia stata data la qualifica di giansenista* sebbene non ce n'è forse nessuno a cui la qualifica spetti veramente. Nella grande corrente anticuriale, filoregalista, riformista della seconda metà del Settecento l'affluente giansenistico si confonde e si fonde. La particolare teologia e religiosità giansenistiche non hanno un nesso necessario col riformismo politico-ecclesiastico del tempo; e anzi, sono con gli spiriti di esso piuttosto in contraddizione. Il nesso tra giansenismo e anticurialismo è costituito dal comune ricorso alle tradizioni e ai principi della Chiesa originaria; ma questo ricorso i giansenisti non ebbero ad insegnarlo agli anticurialisti, i quali lo attingevano, come abbiamo visto dal Tanucci, a una tradizione italiana risalente al medioevo.
Possiamo bensì riconoscere che la religiosità giansenistica dette un impulso specifico alla trasformazione delle idee in azione : fu un'idea-forza. Ciò si vede bene nel tentativo più ardito di riformismo ecclesiastico : quello del vescovo Scipione de' Ricci e del sinodo di Pistoia. Il tentativo fallì, e scatenò una reazione popolare che ebbe effetto sul potere politico. Si potrebbe datare di lì il principio del processo reazionario succedente al progressivo.
Spunti reazionari troviamo anche precedentemente. Consideriamo pure come un semplice movimento di buon cuore quello di Pietro Verri, che alla vigilia dell'abolizione papale dei Gesuiti dice di non essere lontano dall'amarli perché perseguitati: tuttavia il fatto che a un simile sentimento di compassione si manifesti non estraneo uno spirito freddo come Ferdinando Galiani, conta qualcosa. Lo stesso Verri, a proposito della lotta borbonica contro Clemente XIII, dice di sentirsi guelfo, per