Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <202>
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202 Luigi Salvatorelli
naturale propensione a prender le parti del debole; ma questo sentimento assume altro carattere, quando egli constata che le corti borboniche fanno alla Santa Sede un trattamento contrario al diritto delle genti. E un altro ancora, e più importante, allor­ché sempre al tempo del conflitto borbonico-papale afferma occorrere per il bene d'Italia che il regno d'opinione del papa si rinfranchi, o che svanisca affatto. Dilemma chiarito più tardi (lettera del 24 giugno 1775) con queste parole : Roma, di cui la sussistenza e la gloria dovrebbero però interessare ogni ita­liano, perché sono il solo mezzo col quale l'Italia ancora si nomina ed ha qualche influenza sull'Europa .
Qui siamo all'affermazione esplicita di un nesso stretto fra la grandezza e forza del papato cioè del bersaglio massimo del movimento riformistico e la grandezza e forza dell'Italia. È un preludio lontano del Primato.
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Altri spunti neoguelfi s'incontrano in scrittori del primo e dell'ultimo Settecento; ma ancor più modesti, scarsi e slegati. Nell'insieme, il Settecento italiano tramanda al periodo rivolu­zionario una concezione e una prassi delle relazioni fra Chiesa e Stato, fra vita civile e fede cattolica, che possiamo definire di laicità religiosa, o almeno rispettosa ed estimatrice di una religione in accordo con la ragione e con l'utilità sociale, di un cattolicesimo non papalino , controllato dallo stato giurisdi-zionalista. Caratteristica di codesta situazione era la predomi­nanza materiale e morale dello stato e della società civile rispetto al clero, e particolarmente rispetto al papato: predominanza, tuttavia, che non si deve esagerare, come dimostra con parti­colare eloquenza l'episodio della prigionia e della forzata abiura del Giannone.
L'intervento della Francia direttoriale in Italia, preceduto e accompagnato dall'influenza delle idee rivoluzionarie e delle loro realizzazioni francesi, interferì a fondo in questa condi­zione politico-religiosa con l'occupazione armata e il rovescia­mento dei vecchi governi, ma senza dare un impulso preciso e