Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <205>
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// problema religioso nel Risorgimento 205
cardinali. Neppure la deportazione di Pio VI scatenò fulmini papali: non sarebbe stato impossibile scagliarli, con un appre­stamento preventivo; ma non pare ci si pensasse, ne che alcuno si meravigliasse della mancanza. Non era soltanto, né tanto, la coscienza di una forza maggiore , quella degli eserciti rivo­luzionari vittoriosi, che s'imponeva, quanto piuttosto una eredità settecentesca raccolta dalla rivoluzione: quella dell'esautora-mento morale del pontificato romano.
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Possiamo ripetere in massima, anche per lo stato di fatto, il termine di coesistenza ; ma ben al di là di essa andò un tentativo di collaborazione per cui si chiamarono i rappre­sentanti ufficiali dell'Evangelo a testimoniare l'accordo di questo con i diritti dell'uomo rivoluzionari. In esso tentativo gioca­rono fattori indigeni, che converrebbe individuare e analizzare più e meglio di quello che si sia fatto sinora. Il principale fu certamente quello del riformismo cattolico, che, tendendo a ricon­durre la Chiesa verso la perfezione originaria, e risalendo così all'Evangelo, vi ritrovò un'analogia d'ispirazione con l'umane­simo del rischiaramento , e adesso con i principi democratico-repubblicani.
Possiamo esemplificare questo processo in un laico e in un ecclesiastico. Melchiorre Gioia, tutto imbevuto di spiriti sette­centeschi, nello scritto del 1800 Idee sulle opinioni religiose e sul clero cattolico ha un capitolo intitolato La monarchia con­traria al Vangelo , in cui afferma la contraddizione di questo al dispotismo, all'orgoglio, alla ricchezza, all'ipocrisia, e l'accordo con l'uguaglianza, il merito personale, la carità, la tolleranza. La Chiesa nel periodo del suo fiore era democratica. Le persecu­zioni provennero al cristianesimo dalla monarchia; più tardi, preti e monarchi fecero causa comune. La repubblica francese e le repubbliche italiane hanno lasciato libertà religiosa. Succes­sivamente il Gioia svolge un programma di riforme delle fon­dazioni ecclesiastiche e di abolizione dei privilegi del clero, coro­nando il disegno con la separazione dell'autorità pontificia dalla temporale e l'organizzazione di Roma a repubblica.