Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <208>
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Luigi Salvatorelli
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La politica ecclesiastica napoleonica fu un ritorno al vec­chio regime, senza i fondamenti morali del periodo prerivolu­zionario, e con un accrescimento spiccato di forza brutale.
Napoleone fin dal 1796, in Italia, aveva mostrato la tendenza a ricercare l'appoggio del clero: e ad essa dette pieno sviluppo appena arrivato al potere in Francia. Il concordato del 1801 fu per lui non un semplice ristabilimento della pace religiosa, ma combinato con il vecchio giurisdizionalismo (Articoli orga­nici) uno strumento di potere. Dal Concordato egli passò alla Sagra, e al Catechismo imperiale: punto d'arrivo per lui, in quanto inculcava come obbligo religioso l'obbedienza al suo dispotismo.
La sua ignoranza teologica e la sua superficialità morale gli vietarono di accorgersi che con la destituzione, imposta a Pio VH nel Concordato, dei vescovi non rinunciatari egli lavorava poten­temente per quella monarchia papale che il Settecento aveva ignorato o combattuto : mentre con la Sagra la capucinade , come dissero i giacobini superstiti restituiva al papato la fun­zione di distributore, o almeno di avallatore dei troni.
L' ultramontanismo , da lui aiutato potentemente, Napo­leone credette poi di poterlo abbattere con la forza imperiale. La deportazione di Pio VII fu cosa ben più lunga e grave di quella di Pio VI; essa aperse un conflitto di cinque anni, in cui il Cesare, non essendo riuscito a far scendere il pontefice dalla posizione su cui egli lo aveva sospinto, invocò, o impose, il con­corso delle Chiese francese e italiana. E anche qui fece falli­mento, in Italia ancor più che in Francia. Non totale, per verità : parecchi furono quelli che si assoggettarono. Pur ce ne fu abba­stanza per riscattare all'occhio del pubblico la servilità prece­dente delle gerarchie, mentre Pio VII (obliate ormai dal pubblico concessioni concordatarie e Sagre) salì a una posizione morale che il pontificato non conosceva più da cinque secoli.
In quanto alla seconda soppressione del Potere temporale, al primo momento passò nella stessa indifferenza della prima: e si ebbe allora la prima applicazione della scappatoia della sco­munica non nominale. Ma si costituì poi una certa associazione