Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1956
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pagina
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211
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Il problema religioso nel Risorgimento 211
Nella Chiesa così straordinariamente rafforzata era in pieno corso il concentramento d'autorità in Roma papale. Il partito denunciato in Lombardia come ultracattolico era il medesimo che al di là delle Alpi si chiamava ultramontano . Forte e diffuso nel laicato non meno, o anche più, che nel clero, esso predicava l'assoluta soggezione al pontefice, difensore supremo della religione, dello stato, dell'ordine sociale. Le teorie del primo Lamennais, quello teocratico, avevano corso in Italia; ma esse, per lo stesso alto tenore intellettuale, non bene rappresentavano codesto partito ultra , che invece trovava nel Canosa, in Monaldo Leopardi, nella Voce della verità di Modena i suoi interpreti.
Imposizione confessionale del braccio secolare; predominio ostentato del clero nella vita sociale (e nello Stato pontificio, monopolio degli alti posti governativi) ; stravaganze provocatrici della letteratura ultracattolica , anziché condurre alla cleri-calizzazione completa e definitiva dell'Italia, sboccarono nella ripresa e nella riscossa laica e nazionale. Bensì in tale ripresa il problema religioso ebbe posizione ben altra e maggiore che nel periodo settecentesco.
Questo cambiamento di posizione non si avverte nel Con-ciliatore, primo organo della riscossa. Permane qui la concezione sensistico-razionalistica del Settecento, la coesistenza pura e semplice fra coltura laica e religione costituita, la sicurezza ottimistica' dell'avvenire. Come norma del credere è la fede si dice , così del sapere la ragione. Questa è temperata dall'esperienza, che si accresce sempre: donde progresso continuo dell'umanità considerata in massa . Sono ancora santi padri i corifei del razionalismo settecentesco, Voltaire e Condorcet, Verri e Beccaria. Si attacca l'intolleranza religiosa dell'Essai sur Vindif-férenee del Lamennais.
Questa corrente, che è quella del Gioia e del Romagnosi, prolungai!tesi con modificazioni notevoli nel Cattaneo e nel Ferrari, non va misurata alla stregua dei fallimenti politici del 1821. Essa rappresenta un anello di congiunzione fra Settecento e Ottocento, e un fattore di indipendenza spirituale, di laicità culturale, all'in fuori di ogni fanatismo antireligioso. Con tale efficacia si accorda il fatto che il romanticismo ideologico-politico (e cioè