Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <213>
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Il problema religioso nel Risorgimento 213
l'aspetto religioso della questione era ancora tenuto in ombra da quello legittimistico-conservatore. Si trattava innanzi tutto dei trattati di Vienna, dell' ordine europeo .
La questione religiosa venne messa innanzi da tutt'altra parte, e in tutt'altri termini, con Mazzini. Rifiutando, non meno della teocrazia medievale e del Trono-Altare della Restaurazione, la coesistenza settecentesca prolungatasi teoricamente nel pe­riodo carbonaro, il Mazzini fece del Risorgimento italiano, e anzi della sistemazione europea in associazione di nazioni libere, una esigenza della religione Dio e Popolo . Erano scavalcati e rin­negati in anticipo così il neoguelfismo, come l'irreligione o lai­cità radicale del Ferrari.
Senonché questa sua fede religiosa, da cui egli derivava quella politica, il Mazzini nella sua propaganda e organizza­zione e azione politica concreta l'accantonò. Non possiamo fer­marci a ricercare la spiegazione del fatto : ma dobbiamo sottoli­nearne la portata politico-ecclesiastica. Rispetto al problema reli­gioso immediato del Risorgimento il Mazzini non offrì una solu­zione sua. Bensì lo superò per il fatto stesso di propagandare con ispirazione etico-religiosa il suo programma nazionale. Non si trattava di combattere per un diritto contro un altro : si trattava di adempiere un dovere, di obbedire alla voce della coscienza, all'appello divino. Questa non fu solo ispirazione della sua co­scienza: fu azione esercitata nelle coscienze altrui, più che con formule precise, con il calore dell'accento personale. Non è pos­sibile misurare l'efficacia di questa azione morale mazziniana per superare il caso di coscienza del Risorgimento; ma è da rite­nere che sia stata assai grande.
A questa soluzione indiretta, e tuttavia radicale, parve con­trapporsi vittoriosamente, per un tempo, la soluzione neoguelfa, o cattolico-liberale . All'antitesi fra Risorgimento e cattolice­simo, fra Italia e Papato, questa sostituiva audacemente la con­vergenza, l'armonia, l'alleanza, e nella sua forma estrema (quella del Primato giobertiano) potremmo dire l'identità : e ciò, attra­verso una funzione generale direttiva del Papato, sedente in
Italia.
Il pieno svolgimento logico dell'impostazione giobertiana portava alla teocrazia universale: a evitarla, l'agile dialettico