Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <214>
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214 Luigi Salvatorelli
aveva parlato di arbitrato pontificio, escludendo la ditta­tura. Anche cosi, il Primato rimaneva utopistico: e nessuna delle eminenze della scuola lo accettò integralmente. Più netta­mente di tutti, il Balbo sconfessò in pari tempo il primato ita­liano, la presidenza pontificia della auspicata confederazione ita­lica, l'esigenza, o semplicemente la fiducia, che il papa si met­tesse alla testa del movimento nazionale.
Rimanevano due postulati. Primo, adesione e sanzione pon­tificali al nuovo moto riformistico italiano, che in tal modo, a differenza di quello settecentesco, sarebbe stato fondato sull'ac­cordo fra trono e altare. E questo si ebbe, fino agli Statuti inclusi. Secondo: adesione e sanzione pontificali (sia pure senza inizia­tiva) alla causa dell'indipendenza italiana. Pio IX arrivò fino all'invito platonico all'imperatore ad andarsene dall'Italia; ma rifiutò, per ragioni pontificie, il concorso delle armi pontificali, e tanto più la guerra santa sognata dai crociati del Qua­rantotto.
H rifiuto inevitabile non cancellò il grande effetto positivo del moto neoguelfo e della politica pontificale prima del 29 aprile: la persuasione infusa nello spirito dei fedeli che indipendenza, libertà, costituzione erano conciliabili con il cattolicesimo. Per l'indipendenza, anzi, ci fu dopo il 29 aprile la lettera pontificia all'imperatore di cui abbiamo detto, anche se non ebbe carattere di atto ufficiale. Divenne impossibile, da allora, costruire ima anti­tesi irreconciliabile fra la causa italiana e la religione.
Li quanto al Potere temporale, è dalla rivoluzione romana del 1848-49 che data se mal non mi appongo la sua ele­vazione ufficiale a valore religioso primario, e quasi a domina. Ma tale elevazione dopo il rifiuto pontificio a partecipare alla guerra di indipendenza; l'appello alle armi straniere e l'assedio di Roma; l'occupazione austriaca consentita, o anzi invocata, da chi pochi mesi avanti aveva invitato l'Austria ad andarsene dalle terre che già teneva per trattato tale elevazione, dico, non per­suase tutti i credenti ortodossi, ma solo i clericali . La for­mazione del regno dltalia e la riunione ad esso di Roma trovò fautori in una larga parte del clero, e non tutti taciti, come mo­strarono indirizzi ed opuscoli, questi ultimi in copia. La con­giunzione di fatto operatasi tra la causa del Potere temporale e