Rassegna storica del Risorgimento

anno <1956>   pagina <216>
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216 Luigi Salvatorelli
in Cavour, in quanto egli si attende dal nuovo regime politico-ecclesiastico la riconciliazione della Chiesa con la civiltà moderna, che doveva essere di li a poco negata recisamente dal Sillabo. La tradizione e prassi giurisdizionalistica ereditata dal Settecento fornì, diciam così, la merce di scambio per il do ut des di fatto che si operò dal 1861 in poi fra Chiesa e Stato in Italia.
Riassumiamo questo do ut des di fatto. Lo Stato rinun­ciò quasi completamente al controllo giurisdizionalistico sulla Cliiesa; scartò nonostante le molteplici possibilità e tenta­zioni ogni programma di riforma religiosa a opera gover. nativa; tutelò la piena libertà del potere ecclesiastico pontificale. La Chiesa, e più precisamente il papato, respinse a sua volta la tentazione di dommatizzare sul Potere temporale e in genere sui rapporti con lo Stato ; si astenne dal colpire con scomuniche nominali e interdetti i dirigenti statali e le popolazioni italiane, e altresì dal moltiplicare i casi di coscienza nei riguardi del­l'apparato politico ed amministrativo dello Stato, lasciando in un limbo discreto anche la portata religiosa del non expedit . Non ci fu scisma, non ci fu persecuzione, né altro turbamento grave ed organico della vita religiosa della nazione.
Lo sbocco di tutto questo si ebbe con la piena partecipa­zione dei cattolici militanti alla vita politica italiana, realizzata nel primo ventennio del nostro secolo; con la rinunzia formale di Benedetto XV a interventi stranieri per la questione"romana; con l'offerta del medesimo pontefice di comporre la detta que­stione mediante la trasformazione della legge delle guarentigie in restituzione della piena sovranità pontificia su Roma vaticana.
Questo piano allora non fu realizzato. I Patti del Laterano, con il relativo art. 7 della nuova costituzione italiana, hanno rap­presentato, piuttostoché la conclusione logica e storica del pro­cesso fin qui delineato, l'inizio di un nuovo periodo di politica ecclesiastica italiana, di cui non appartiene a questa relazione occuparsi, mentre non sarebbe neppur possibile pronunciare un vero giudizio storico su un processo che è ancora in pieno corso.
LUIGI SALVATORELLI