Rassegna storica del Risorgimento
1840-1860 ; EMIGRAZIONE POLITICA ; PROTESTANTESIMO
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1956
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Correnti evangeliclw tra gli Italiani in esilia 1840-1860 221
pcrati italiani che vivono di fìnto e di scroccherie. Se sapeste, caro, qnal'è l'ignoranza degli Italiani residenti a Londra in materia di religione, voi piangereste con me per dolore. L'amarezza però era anche aumentata da un pò* di invidioso disprezzo verso gli esponenti, Achilli, Gavazzi ed altri, che si muovevano in pi alte sfere e che mietevano più allori e maggiori vantaggi: Se volessi corteggiare i papi protestanti, se volessi accettare quell'ironia del Cristianesimo che si accetta nei salons di Londra, ed incensare questo Lord e adulare quella Lady, urlare spropositare contro Homa, vantare martirio e subite persecuzioni; se volessi contentarmi d'un Vangelo e moglie, e vendere i doni di Dio, allora potrei avere le tasche piene zeppe d'oro, e da Londra mantenere cavalli e carrozza ai miei in Tornio. Saprei anch'io imitare i Gavazzi, gli Achilli ed i Ciocci; ma quella brutta prospettiva dell'inferno mi fa paura e Dio è troppo bello per posporlo al mondo .
Questa era una delle voci più sincere ed evangeliche, al cui fianco dobbiamo mettere Mapei, Ferretti, Rossetti nipote, Guarducci e tanti altri, il cui nome è forse passato sotto silenzio, i quali lavoravano con impegno, organizzavano collette, alimentavano un comitato italiano, pubblicavano raccolte di inni evangelici, e che, pur destando molto meno chiasso della famosa polemica Achilli-Newmanu, erano i più genuini rappresentanti del protestantesimo italiano in Londra.
Voce di questi ultimi più che degli altri fu l'Eco di Savonarola, il noto giornale che con alterne vicende visse con qualche interruzione dal 1847 al 1860, mensile di collegamento tra gli Italiani profughi di tutta Europa diretto dalla bella mente di Salvatore Ferretti. Egli ne aveva avuto l'idea, e l'aiuto finanziario venne da un pio sacerdote anglicano, Garus Wilson, con un'offerta di 50 sterline. Ferretti ne fu anche il primo tipografo, e con un'abnegazione tale da rovinarsi la vista nelle lunghe veglie passate a comporre e a correggere bozze. Collaboratori furono quasi tutti gli esuli londinesi, buone penne alcuni, mediocri gli altri. Mazzini si tenne sempre lontano dal giornale come dalla Chiesa, pur seguendo Con simpatia queste manifestazioni.
Già il titolo del giornale, col suo richiamo al frate ferrarese, era un programma ed esso riprendeva la generosa illusione di una riforma interna della Chiesa: Incontestabile che Lutero, troviamo su un numero del '53, continuar volesse l'edilìzio di cui Savonarola avea posto le fondamenta. Questo appunto il motivo che c'indusse a dare il nome di Eco di Savonarola al nostro giornale, onde non urtare i pregiudizi degli Italiani circa la Riforma di Lutero, nata sul suolo germanico, da cui infinite disgrazie sono nate sempre all'Italia.
Nel 1854 la cappella italiana era ancora in Cromer Street, ma nel '57 l'excanonico Pietro Doro, già appartenente alla disciolta chiesa ginevrina, ed evangelizzatore volontario nella metropoli londinese dall'anno precedente, inaugurava una cappella nuovamente in Newmann Street, e nel 1859 i fedeli si riorganizzavano ancora una volta in chiesa, non so con quali fortune e successi. È questa l'ultima notizia della Comunità evangelica italiana di Londra: a quel momento la maggior parte degli esuli si erano sistemati o potevano ormai tornare in patria; i loro sogni politici o religiosi non si erano avverati con la proclamazione del Regno d'Italia, nò con Mazzini, ool quale del resto avevano avuto sempre cura di non confondersi, né con Garibaldi: ma la parentesi inglese poteva essere chiusa.