Rassegna storica del Risorgimento
1840-1860 ; EMIGRAZIONE POLITICA ; PROTESTANTESIMO
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1956
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222
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222 Augusto Armano* Hugoti
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Meno importanti e meno complesse furono le vicende della Chiesa italiana di Ginevra.
Quella città da vari anni si era interessata alle cose d'Italia, e, d'accordo eoi comitati di Londra, almeno fin dal 1840 aveva cercato di diffondere nella penisola Bibbie e trattati religiosi, promovendo così il movimento religioso in Toscana. Alcuni personaggi, sotto l'influenza del Vinet e del risveglio di Mala, fin dal 21 giugno 1848 vi avevano fondato un Comitato italiano: artefice il conte di S. Georges, collaboratori Carlo Crémieux, il col. Tronchin, Merle d'Aubigné, Turettini ed altri bei nomi dell'aristocrazia ginevrina. Scopo del comitato, occuparsi della situazione religiosa italiana in rapporto agli sforzi protestanti.
Dopo gli eventi del 184849 il numero degli esuli rifugiati nella città aumentò considerevolmente, e il Comitato aQa fine del '49 rivolse un invito al De Sanctis, allora a Malta, assicurandogli uno stipendio come predicatore evangelico tra gli Italiani. L'ex-professore di teologia cattolica accettò l'invito e dal marzo '50 all'ottobre '52 dimorò nella città di Calvino evangelizzando gli Italiani. Il primo locale fu concesso dall'inglese Nash, in casa sua, e vi intervenivano da 20 a 30 esuli, almeno a quanto riferisce il De Sanctis stesso.
Fu questo il periodo aureo della Commuta protestante italiana, benché non ancora ufficialmente costituita: l'autorità e la preparazione del responsabile erano in grado di mantenere l'ordine e l'interesse tra i fedeli, che menavano una vita grama di stenti, con lezioni e ripieghi, e in genere erano discordi tra loro. L'emigrazione fu alimentata nel '51'52 da nuovi elementi, veri profughi religiosi, come il Magrini, il Reta, il Mazzarella, tanto che il 23 marzo 1851 fu inaugurata la cappella e la chiesa italiana con sede all'Oratoire.
Chiamato il De Sanctis a Torino al servizio della Chiesa Valdese alla fine del '52, fu sostituito nella sua responsabilità dal Mazzarella, già da alcuni mesi nella città e convertito al protestantesimo a Torino dal pastore valdese Meille. La cappella era frequentata in quel tempo da un massimo di cinquanta Italiani, ma ben presto sorsero dissidi tra il Comitato ed il Mazzarella stesso: questi, che doveva in seguito essere un temibile avversario dell'opera valdese in Italia, si urtò col Comitato proprio in difesa di quell'opera, che i Ginevrini darbisti e risvegliati, non vedevano di buon occhio: Mazzarella fu congedato, andò a Genova coi Valdesi, e la chiesa ginevrina rimase senza conduttore e con pochi fedeli.
La troviamo però risuscitata il 10 novembre 1853, sotto il nome di Comunità evangelica italiana, con un locale di culto al n. 92 della Bue du Soleil Levant: gli aderenti erano una quarantina e la loro commissione delegata portava le firme di Pietro Doro, Costantino Reta, Cesare Bottini, Girolamo Bertolucci, F. Golia. H primo di essi, ex-canonico a Savigliano (Piemonte), presiedette per qualche tempo alle riunioni e all'indirizzo della comunità, di stampo ormai nettamento darbista, còme si ricava senza ambiguità da un programma diramato ai membri e agli amici, da cui risulta che si voleva escludere tuttoché sapesse di gerarchia e di formalismo... e continuare la tradizione della chiesa italiana fondala nel 1542.
Non era però che un fuoco di paglia: il Doro, poco stimato e poco adatto, veniva di lì a poco sostituito da Costantino Reta, un bravo elemento, ma