Rassegna storica del Risorgimento
1840-1860 ; EMIGRAZIONE POLITICA ; PROTESTANTESIMO
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1956
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Correnti evangeliche tra gli Italiani in esilio 1840-1860 223
molto pessimista, carico di famiglia e malaudato di salate, morto poi di tisi nel 1858. La Comunità si trascinava avanti a stento: ... abbondano tra noi i Cristiani di nome e di convenienza, scriveva il Reta, ma ci siamo proposti di andare molto adagio. Tanto adagio, che nel settembre del '54 la chiesa era chiusa:... non già che si manchi di qualche cristiano, ma il loro numero è sì ristretto e non si può alimentare mia riunione pubblica. I migliori partono, gli indifferenti fanno più ostacolo dei nemici; questi non mancano... Ci vorrebbe un'attiva protezione del governo e per mala sorte non l'abbiamo, dacché Ginevra è l'asilo tanto dei buoni quanto dei tristi. I quali ultimi fecero anche una congiura per pugnalare il povero Reta, mentre per di più il Moni Siane, organo clericale, lo accusava di aver ospitato in casa sua quella bestia nera del Mazzini, cosa che l'accusato nega recisamente. Situazione triste e difficile, tanto che al principio del 1855 la comunità circoscriveva l'opera sua ad una semplice evangelizzazione, formula eufemistica per di-chiarare che essa si andava lentamente esaurendo.
Rimase in piedi invece il Comitato italiano, fino almeno al 1863, anno in cui passò le sue attività a quello di Nizza, e che si era occupato in tutti quegli anni di finanziare i ministri della Chiesa libera all'opera in Piemonte prima, e poi nel resto della penisola.
H bilancio della Chiesa italiana di Ginevra e del suo Comitato non è però soltanto negativo come potrebbe apparire dall'esposizione che se ne è fatta: più vicino e più in contatto coll'Italia poteva meglio seguirne lo sviluppo della situazione politica e religiosa, finanziò largamente opere varie e soprattutto si preoccupò della stampa religiosa: una prima pubblicazione fu una raccolta di inni evangelici nel 1853, a cui si accompagnarono svariati trattati di edificazione, una traduzione della Bibbia, e l'istituzione in Torino nel '54 di una vera libreria evangelica, retta dal Biava, che fu la prima del suo genere in Italia: la stampa avveniva a Torino stessa, ma l'amministrazione era in mano al Comitato di Ginevra. Tra le pubblicazioni, merita un cenno il modesto almanacco popolare L'amico di casa, redatto tra il '54 e il '58 dal Reta, e poi dal De Sanctis, che incontrò un grande successo editoriale (ne furono diffuse nel 1861 ben 80 mila copie) e che propagava principi evangelici in mezzo alle classi più umili.
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A completare questo forzatamente limitato quadro del protestantesimo degli esuli italiani, dobbiamo ancora vedere quali furono le loro relazioni colla Chiesa Valdese, l'unica chiesa protestante italiana. I Valdesi, ottenuta l'emancipazione civile nel '48, si erano lanciati pieni di entusiasmo ad evangelizzare la Toscana, d'intesa col Comitato di Ginevra, ma avendo dovuto battere in ritirata per l'intolleranza religiosa, s'eran dovuti limitare all'opera in Piemonte stabilendosi saldamente a Torino, Genova e Nizza. Quasi tutti gli aderenti alla corrente evangelica toscana, cioè il circolo Guicciardini e lui solo escluso, cacciati dal Granduca affluirono alla Chiosa Valdese, vi rimasero per qualche tempo, ma in seguito se ne staccarono; come pure il De Sanctis e il Mazzarella, i quali inizialmente furono al servizio dell'antica chiesa delle Valli, le furono anzi affezionati e fedeli, e poi l'abbandonarono, divenendone anche avversari. Solo il Gavazzi, seppure lo vogliamo conside-