Rassegna storica del Risorgimento

1840-1860 ; EMIGRAZIONE POLITICA ; PROTESTANTESIMO
anno <1956>   pagina <224>
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Augusto Annnrul Hugoil
rare protestante, fu insensibile all'attrattiva che la Chiesa Valdese esercitò sui suoi compagni di esilio e la ignorò.
Attrattiva, abbiamo detto: ed effettivamente, come scriveva il De Sanetis fin dal '48, come scrissero più. tardi Mapei e Rossetti, la Chiesa Valdese con la sua origine ancora un po' incerta e che la storiografia allora corrente faceva risa­lire ai tempi apostolici, con la sua storia di martiri e perseguitati, con la sua italianità, con l'austerità e la semplicità dei suoi fedeli, poteva ben affascinare i ribelli di Roma, alla ricerca di un cristianesimo primitivo, che non essendo protestante fosse però sufficientemente italiano. I Valdesi però erano dei mon­tanari, dei conservatori, un po' e giustamente diffidenti di tutti questi ex-preti ed ex-irati, per lo più meridionali, troppo loquaci e troppo pieni di entusiasmo per una chiesa che usciva appena allora dal suo secolare isolamento e che non poteva ancora avere ben chiara la sua vocazione italiana. Ne nacquero le prime incomprensioni, gli screzi, e infine la rottura aperta; Mazzarella accusò la Chiesa di valdesizzarc invece di e evangelizzare, e dal suo punto di vista aveva perfettamente ragione, ma la storia diede poi ragione al meto­do dei Valdesi e seppellì nell'oblio la Chiesa italiana di Gavazzi e Mazzarella.
Ci souo però anche altri elementi che spiegano la mancata fusione del­l'evangelismo dei fuorusciti con la Chiesa Valdese. Non si deve infatti dimen­ticare, come abbiamo potuto osservare, che gli Italiani in fatto di religione erano indisciplinati, per non dire anarchici: sull'esempio degli antitrinitari e dei ribelli del Cinquecento, una volta fuori dalla chiesa di Roma, davano libero sfogo alle loro personali teologie, ed erano in genere insofferenti di qualsiasi dogma, incapaci di riassoggettarsi a un gioco da cui speravano dì essersi liberati per sempre. Questo spiega anche il successo del darbismo tra di loro, e in particolare tra i Toscani, il cui protestantesimo piagnone e savona-roliano come lo definisce Gangale, aveva con quello tanta affinità da potersi con esso identificare. A Londra, come a Ginevra come a Torino, gli estui italiani sono in genere darbisti, e fanno eccezione solo pochi eccentrici come Gavazzi e Achilli, o altri pochi i quali si acquetano nel calmo e conformista protestante­simo dei Valdesi.
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Così il grande sogno degli esuli italiani di una patria liberata dal papa ( i generosi sforzi per condurre la patria all'unità, all'indipendenza, alla pro­sperità, non avrebbero mai raggiunto il desiderato scopo finoaechè vi fossero stati in Italia un cattolicesimo e un papa, scriveva il De Sanctis), il sogno di una riforma interna del cattolicesimo, durò pochi anni, nemmeno un decennio: e doveva dissolversi nell'inconcludente Chiesa libera del Gavazzi o nella moderata e circoscritta opera della Chiesa dei Fratelli o ancora nel-l'intcllcttualismo individualistico del Mazzarella.
Anche l'Inghilterra protestante, che aveva sperato attraverso loro di aprirsi un varco nella roccaforte del cattolicesimo, orienterà allora i suoi sforzi verso la Chiesa Valdese, e il protestantesimo anglosassone lancerà in Italia le missioni metodiste e battiate: il tentativo dei risvegliati e i miraggi politici che lo avevano accompagnato, come il romanticismo che ispirava gli uni e gli altri, lasciavano il posto ad una ben diversa realtà.
AUGUSTO ARMANO HIICON