Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ; GARIBALDINI
anno
<
1956
>
pagina
<
225
>
INCONTRI I DI CATTOLICI NELL'EPOPEA GARIBALDINA
Senza entrare nel merito della importante questione ideologica provocata dall'azione travolgente del nostro Risorgimento, ma fermandoci ai fatti quali appaiono da alcune delle memorie, scritte dai contemporanei, attori ed autori delle imprese narrate, è facile constatare come in un paese cattolico, come il nostro, gli avvenimenti risorgimentali si svolsero non tra uomini combattenti prò o contro una determinata ideologia, com'è stato facile credere per alcuni decenni, data l'insistente propaganda anticlericale che trovava facile credito per la ritardata posizione dei più autorevoli ambienti cattolici, ma in massima parte tra uomini delle stesse tendenze religiose, anzi per lo più appartenenti al più attivo e ortodosso clero, che si vedevano, nella valutazione dei fatti con cui si formava la storia d'Italia, discordi e divisi, pur mantenendo salda Punita cattolica, unica loro base di partenza. Potremmo sfogliare molti libri in proposito, ma invece ci fermeremo alle osservazioni, quasi marginali, contenute in due libri della contrastata, per il mondo cattolico di allora, impresa garibaldina; nei due libri, uno giustamente famoso e ormai annoverato meritatamente tra i classici della nostra letteratura: Da Quarto al Volturno di G. G. Abba, e l'altro un oscuro diario, trovato alcuni anni fa nell'archivio Più tino, da uno studioso nostro: Morabito De Stefano, il diario del ten. Golini, Avanguardie Garibaldine in Calabria. Sono due libri che si completano, l'uno con la narrazione completa della mirabile avventura garibaldina, l'altro dando rilievo a un particolare episodio dell'impresa, un particolare importante e che, senza il diario, sarebbe rimasto ingiustamente poco conosciuto. Sarebbe inutile che io spendessi parole per presentare il libro dell'Abba, tanto esso è universalmente conosciuto e apprezzato. Ma la presentazione è necessaria ad un convegno di studiosi, per il libretto del Golini, poco conosciuto e quindi non apprezzato come merita. Esso è un importante contributo alla ripresa di studi sul nostro Risorgimento ed è dovuto all'ufficiale garibaldino Angelo Golini, il comandante dei sessanta bersaglieri nella famosa spedizione comandata dal colonnello Musoliuo che Garibaldi aveva fatto sbarcare a Pizzo per aprire la via al grosso del suo esercito, per stabilire l'irrimediabile del fatto compiuto, e per distrarre le forze borboniche dal vero suo obbiettivo di sbarco: la parte estrema, meridionale dell'Aspromonte. A questa spedizione diversiva si era annessa finora poca importanza; non la si stimava più che un'ardita pattuglia di punta inviata dal generale per quell'ardore impaziente di azione che contraddistingue l'epopea garibaldina.
Il passaggio dello Stretto, certamente, fu l'impresa, come nota il Russo, nel suo commento a Da Quarto a Volturno, che costò maggiori indugi, trepidazioni e impedimenti a Garibaldi. In un primo momento Cavour ostacolò il passaggio dello Stretto, perchè sperava di suscitare la rivoluzione a Napoli e, contando sulla defezione delle truppe borboniche, egli avrebbe fatto apparire, al momento critico, la flotta piemontese nelle acque della capitale del Regno; così nella conquista del Regno sarebbe intervenuta direttamente la