Rassegna storica del Risorgimento
CATTOLICI ; GARIBALDINI
anno
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1956
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pagina
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227
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Incontri di cattolici nclV epopea garibaldina 227
Mugolino di vedere il generale. Meraviglioso incontro riprodotto in pagine di semplicità potente. In pochi libri, forse solo in quello dell'Abba, è posta in rilievo con tanta sobrietà efficace la figura di Garibaldi. Non osiamo riassumere perchè le pagine del Golini qua vanno lette con religiosa attenzione: ma quella visione del generale seduto sulla soglia con una gamba sopra un barile d'acqua, una piccola scodella formata di mezzo cocomero scavato, e li vicino un fazzoletto con entro vari oggetti (tutto il suo bagaglio!) ci sembra indimenticabile. L'accoglienza del generale semplice e affettuosa, le sue parole, la sua indignazione contro i borbonici per l'incendio del piroscafo ohe aveva trasportato i garibaldini, formano un quadro di una potenza e di una semplicità inarrivabili! Tutto il fascino del romantico condottiero è concentrato in queste brevi note. Garibaldi, noi non possiamo conoscerlo che attraverso le parole dei suoi seguaci: anche il Golini, come l'Abba, ce ne parla con parole sobrie e bevi, ce ne dà un'impressione, ogni volta che deve parlarne, come di qualcosa di distaccato e di superiore alla comune umanità.
Il Golini non è certo uomo dalla cultura fine e dalla intensa spiritualità dell'Abba. Ma è curioso notare come certi stati d'animo sono comuni ai due narratori: è vero che l'Abba annulla la sua personalità nella narrazione dell'epopea garibaldina, mentre il Golini è sempre in primo piano degli avvenimenti, ma il senso di dedizione assoluta all'idea è comune ad ambedue, lo stesso spirito di sacrificio li anima, e soprattutto nei riguardi dell'impresa hanno lo stesso misticismo romantico. Il Golini è un giovanottone audace: a sentirlo è sempre lui a risolvere le situazioni intricate; la devozione per il suo generale non è mai dedizione assoluta, ad ognuno dice il fatto suo, e anche quando si trova di fronte a Bixio innanzi a cui tutti tremano, e che l'investe minacciandogli fuoco e fulmini, Golini non si scompone e parla ironico e imperturbabile anche allo spauracchio dell'impresa garibaldina. Ma senza una grande forza di sentimento, senza un'anima innamorata del semplice e del bello, le grandi doti del combattente garibaldino non si spiegano: ed ecco che il Golini, in quell'inferno, ci annota come si addormentasse al canto dell'usignolo, eccolo come un mistico innamorato innanzi ai grandi boschi calabresi. La narrazione del Golini è efficacissima, il periodo con tutte quelle sue spezzature ci fa vivere perpetuamente in quello stato d'animo d'ansia e d'incertezza proprio di quell'impresa di folli e di santi.
Pagine come queste del Golini sono degne di attenzione. Lo studioso che le ha tratte fuori dall'archivio Plutino ha fatto luce su un episodio storico molto incerto e ci ha fatto conoscere un diario di grande valore, vibrante e pieno di vita come quello che attinge direttamente la sua ispirazione a ima grande passione che ha lasciato orme incancellabili nell'animo di quelli che l'hanno vissuta.
E dopo aver cercato di conoscere i due libri che per la maggior parte daranno materia al nostro assunto, cercheremo di ribadirlo, prima di arrivare alla dimostrazione voluta: le imprese risorgimentali, almeno per la più gran parte, trovarono degli ardenti sostenitori tra i cattolici e tra lo stesso clero, dal quale ritrarremo alcuni esempi più vivi. Costoro non sentirono turbata la loro coscienza dalle rivoluzionarie novità, che anzi cercarono di dare ad esse un vivo contributo di azione e di parola combattendo, aiutando, spingendo i dubbiosi. E veniamo a trovare tra le pagine delle opere citate gli esempi dimostrativi. Primi tra tutti quei francescani che l'Abba osserva alla batta-