Rassegna storica del Risorgimento

CATTOLICI ; GARIBALDINI
anno <1956>   pagina <229>
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Incontri di cattolici neW epopea garibaldina 229
appunti del famoso sindaco di S. Lorenzo, il gagliardo Bruno Rossi, troviamo non solo adibiti alle opere pietose e di rifornimento, conte il De Girolamo e il buon prete, ma animatori e tra i più pronti nell'azione, i nomi di due altri sacerdoti: . quel gran patriotta di Francesco Pontari, la definizione è dello stesso Rossi, e il confidente di Plutino, e capo dei patrioti della piana di S. Lorenzo: Giuseppe Pannati.
Ma abbiamo riserbato per ultimo mi incontro dall'apparenza strana ed originale, dei tutto difforme all'indole del libro dell'Abba. È l'incontro a Monreale con padre Carmelo. Per intenderlo occorre qui rileggerci il testo del­l'autore garibaldino: Mi son fatto un amico. Ha ventisette anni, ne mostra quaranta: è monaco e si chiama padre Carmelo. Sedevamo a mezza costa del colle, che figura il Calvario colle tre croci, sopra questo borgo, presso il cimitero. Avevamo in faccia Monreale, sdraiata in quella sua lussuria di giardini; Torà era mesta, e parlavamo della rivoluzione. L'anima di padre Carmelo strideva.
Vorrebbe essere uno di noi, per lanciarsi nell'avventura col suo gran cuore, ma qualcosa lo trattiene dal farlo.
Venite con noi, vi vorranno tutti bene.
Non posso.
Forse perchè siete frate? Ce ne abbiamo già uno. Eppoi altri monaci hanno combattuto in nostra compagnia, senza paura del sangue.
Verrei, se sapessi che farete qualche cosa di grande davvero: ma ho parlato con molti dei vostri, e non mi hanno saputo dir altro che volete unire l'Italia.
Certo: per farne un grande e solo popolo.
Un solo territorio... I In quanto al popolo, solo o diviso, se soffre, soffre: ed io non so che vogliate farlo felice.
Felice! H popolo avrà libertà e scuole.
E nient'altro! interruppe il frate: perchè la libertà non è pane, e la scuola nemmeno. Queste cose basteranno forse per voi piemontesi: per noi qui no.
Dunque che ci vorrebbe per voi ?
Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppres­sori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in ogni villa.
Allora anche contro di voi frati, che avete conventi, e terre dovunque sono case e campagne!
Anche contro di noi: anzi prima che contro d'ogni altro! ma col vangelo in mano e colla croce. Allora verrei. Così è troppo poco. Se io fossi Garibaldi, non mi troverei a quest'ora, quasi ancora con voi soli.
Ma le squadre?
E chi vi dice che non aspettino qualche cosa di più ?
Non seppi più che rispondere e mi alzai. Egli mi abbracciò, mi volle baciare, e tenendomi strette le mani, mi disse che non ridessi, che mi racco­mandava a Dio, e che domani mattina dirà la messa per me. Mi sentiva una gran passione nel cuore, e avrei voluto restare ancora con lui. Ma egli si mosse, salì il colle, si volse ancora a guardarmi di lassù, poi disparve.
Questo brano, come si vede, è stato scritto per un episodio avvenuto nel maggio 1860. Prima cioè che rocchio olimpico di Verga portasse in primo