Rassegna storica del Risorgimento

PROTESTANTESIMO
anno <1956>   pagina <232>
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Derek Beales
era, quindi, da meravigliarsi che la pubblica opinione britannica si allarmasse. Sul continente, la disfatta della rivoluzione del 1848 aveva significato la vittoria del cattolicesimo. Ma l'Inghilterra aveva evitata quella rivoluzione; e, (retando la reazione cattolica raggiunse l'Inghilterra, essa incontrò un ostacolo che non esisteva sul continente..., la vittoria del liberalismo. ')
In Gran Bretagna, dopo il 1688, si credeva che le libertà civile, nazio­nale e religiosa fossero cresciate insieme in opposizione al cattolicesimo. Dopo il 1848, sotto i successivi governi whig, si continuava con ostentazione la tradizione liberale e il papato rimaneva il nemico numero uno. Era senti­mento incoraggiato dalle divisioni esistenti nella Chiesa d'Inghilterra, dove il più protestante partito evangelico sospettava il partito più cattolico di aiutare la causa pontificia. Non v'è dubbio aggiunge lo Halevy che per parecchi anni dopo il 1850 il liberalismo protestante sia divenuto sempre più anticattolico .
Questa tendenza ebbe ripercussioni, naturalmente, sull'atteggiamento britannico di fronte al problema italiano. L'Italia appariva, prima di tutto, la terra del papa. Le attrattive costituite dall'arte, dalla letteratura, dalla musica erano solo per le classi più elevate: erano molti di più quelli che si interessavano al cattolicesimo. Esso era sempre all'ordine del giorno, non fosse che per la lotta di indipendenza dei cattolici irlandesi. Ben pochi viag­giatori trascuravano di osservare le cerimonie della Chiesa in Italia, e ben pochi apprezzavano quel che vedevano. H supposto liberalismo di Pio IX aveva provocato grandi applausi, così come la sua supposta apostasia lo fece odiare di più. Preti spretati erano sicuri di essere bene accolti in Inghil­terra; padre Gavazzi parlò delle iniquità del papa a moltitudini, che com­prendevano occasionalmente anche Palmerston e Russell. I gesuiti erano un incubo per i protestanti, cosi come le società bibliche lo erano per i cattolici. Àgli occhi dei non conformisti inglesi, che lottavano contro una legislazione, il potere temporale sembrava ancora più mostruoso che agli altri.
E gli uomini di governo erano tutti d'accordo sul fatto che gli Stati del papa erano mal governati. Russell, whig della vecchia scuola, guardava ad essi come alla sorgente della questione italiana; Derby, il tory, disse che essi erano il punto cancrenoso d'Europa; Gladstone, per quanto simpatizzante con il cattolicesimo, li chiamava una macchia offensiva sulla faccia della terra. Yi erano pochi autentici nazionalisti inglesi e pochi cattolici. Ma, come scrisse Gladstone, se vi sono due cose sulla terra che John Bull odia, queste sono una proposizione o un'idea astratta e il papa. 2) I britannici sopravvalutavano l'importanza della questione romana. Massari e Bertani si lamentavano spesso, nella loro corrispondenza con Panizzi, 3) di questa specie di ossessione. Malgrado questo, fra tutti gli altri motivi che aiutarono l'Inghilterra a indurai a divenire filoitaliana puro romanticismo, paura della Francia, sostegno del costituzionalismo, speranza di maggiori commerci, suoi interessi europei il protestantesimo ebbe, senza dubbio, l'importanza maggiore. Per l'Inghilterra esso si identificava con il liberalismo.
1) E. BJtXEVY, The Ago of Peti and Cobden, Londra, 1947, pp. 326-327.
2) British Museura, Add. MS. 36716, ff. 242-24*. A Patrizzi.
8) Bortoni parlò rlellnpavcrn gherminella di volere restringere la questione ila!iona all'oc­cupazione dello Stato pontificio s>. L. FACAN, Lettera ad Antonio Panizzi, Firenze, 1880, p. 294