Rassegna storica del Risorgimento

RELIGIONE ; MINGHETTI MARCO
anno <1956>   pagina <235>
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Il problema della libertà religiosa nel pensiero, ecc. 235
indusse ad abbandonare per sempre il sistema del sensismo inoculatogli dal Costa.*) Tuttavia non c'è da ritenere che egli abbia aderito alla filosofia del Rosmini, o a quella del Gioberti, oppure ad uno dei tanti sistemi che egli fece allora oggetto di sua meditazione. A nostro avviso si rassodò in lui con una serie di letture che, venute dopo il sensismo, vanno da Rosmini ad Ari­stotele, Platone, Cartesio, Leibnitz, Spinoza, agli Scozzesi, ai romantici ed agli idealisti tedeschi, agli eclettici francesi (seguo l'ordine esposto dal Min-ghetti stesso) la convinzione fondamentale che esiste in noi un'intelli­genza attiva e spontanea senza della quale indarno si argomenta di spiegare i fatti del pensare, del sentire e del volere . 2) Egli cioè fece sua l'essenza delle nuove dottrine idealistiche e romantiche del sec. XIX. Fu tuttavia incapace di sintetizzarle e coordinarle in una visione unica colle altre filosofie.3 ) Fu un eclettico ed ebbe degli eclettici i pregi ed i difetti. Lo ammise egli stesso quando scrisse nei suoi Ricordi che non osava affermare di avere un sistema di filosofia ed aggiungeva: Anzi andrei più oltre, oserei dire che non vi è sistema di filosofia che mi capaciti interamente. Avevano ragione gli eclettici quando giudicavano che ciascheduna scuola ha guardato l'uomo sotto un aspetto peculiare, trascurando gli altri, di che viene che mentre ciascheduna ha una parte di vero, è manchevole nelle altre .4>
Nel saggio ove più direttamente il Minghetti affrontò problemi filosofici, il dialogo Della filosofia della storia (1852), dottrine opposte ed inconciliabili vengono affermate ed accostate senza essere composte in un vero e proprio accordo, senza essere veramente armonizzate in una visione unica, ce Cosi, per esempio, scrive il Norsa, mentre egli accetta le conclusioni di ELant sui limiti dell'umana conoscenza, riconoscendole inoppugnabili, accoglie le dot­trine del Rosmini e del Gioberti con quanto v'ha in esse di dogmatico e di impreciso. Così ancora, se rettamente respinge le dottrine morali dell'utili­tarismo e del sentimento, come inadeguate, ponendo a fondamento dell'etica un principio di spontanea spiritualità, accetta, poi, il concetto di una legge morale imperante e obbligatoria, posta fuori di noi senza affrontare adegua­tamente il problema della sua giustificazione.
Egli inoltre, pur affermando la libertà dello spirito come esigenza inde­clinabile della coscienza etica, la intende come libero arbitrio, come libertà d'indifferenza, in base a cui si giustifica altresì l'esistenza del male, e questa per lui come per Leibnitz, non repugna all'armonia dell'universo e alla su­prema bontà del creatore.5)
Ma un aspetto fondamentale del suo eclettismo che, dopo quel che abbiamo detto, meglio potrebbe definirsi sincretismo, preme a noi di mettere in rilievo. Egli afferma che uno dei primi effetti dei nuovi studi intrapresi fu quello di poter e scorgere che lo svolgimento di tutte le tendenze e di tutte le facoltà umane si fa gradatamente, e che per questa parte la scuola così
!) Miei Ricordi, eh., voi. I, p. 81.
2) Mini Ricordi, cfc., voi. I. p. 83.
9) V. ACHILLE NORSA, La giovinezza e le primi esperienze politiche di Mario Minghetti, (1818-1860), estratto dalla Rassegna storica dui Risorgimento, unno XXY, fosc. IV-VIU, 1938, p. 82.
V Miei Ricordi, eit., voi. I, p. 82.
5) ACHILLE NOBSA, op. eU., p. 83.