Rassegna storica del Risorgimento

RELIGIONE ; MINGHETTI MARCO
anno <1956>   pagina <236>
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Aldo Berselli
detta storica trionfa di quella che s'Unitola razionale; ciò lo rese avverso a quelle generalità ed astrattezze di cui il secolo passato tanto si piacque, onde ponendo un uomo ideale che non fu mai, si voleva, alla stregua di quel­l'uomo fantastico, tutto riformare. ') Non c'è da ritenere che egli abbia però superato del tutto, in una sintesi superiore, certe premesse del secolo precedente, poiché egli riconosce a queste una certa validità. Parlando della scuola di giurisprudenza che teneva il campo in Germania e che era detta storica, egli scrive: Questa prende a considerare il giure non tanto nella sUa deduzione dai principii della filosofia, e dalle essenziali facoltà dell'uomo, comuni in tutti i tempi, e presso tutti i popoli, quanto nelle sue attinenze con la indole e le qualità specifiche dei popoli diversi nelle diverse epoche. Però indaga sottilmente le origini del diritto insieme a quelle delle credenze;, dei costumi, delle istituzioni, alle quali sempre intimamente collegato lo vede estrinsecarsi prima sotto forma di diritto consuetudinario, poi di leggi scritte. E lungi dall'invocare un codice razionale, completo, coordinato, uniforme, applicabile a più nazioni, vuole che ogni singola gente serbi eziandio nella legislazione la sua nativa originalità, e svolga passo passo quei germi che già si trovano inchiusi nelle tradizioni, negli statuti e nelle discipline che fanno parte della sua storia, e che perla esperienza del passato sono acconci di pro­durre veracemente la pubblica prosperità. Di che, se a me fosse lecito, in sì grave subbietto esprimere un'opinione, direi che come la scuola filosofica attrae soverchio dai fatti preesistenti e dalla personalità dei popoli, sicché volendo comporre un ideale impossibile, nel presente grado delle scienze e nelle condizioni della società, riesce sempre ad opera monca ed imperfetta; così la scuola storica disconosce che verace progresso non può darsi senza una norma, la quale più che dai dati positivi e storici uopo è dedurre dai principi supremi della giustizia, dell'essenza universale e dei destini del­l'uomo sulla terra . -)
Questo fondamentale sincretismo permea anche il pensiero religioso di Marco Minghetti.
Nelle dodici lettere sulla libertà religiosa, indirizzate al prof, don Vin­cenzo Ferranti,3) egli ha affrontato per la prima volta ex-professo il proble­ma della libertà religiosa. Egli muove dalla libertà di coscienza, che vien presa a soggetto della discussione non solo come recondita e muta cre­denza, ma come facoltà di esprimere liberamente questa credenza con atti esteriori, vuoi di parola, di stampa, di culto, di associazione, più pre­cisamente come libertà religiosa, come professione insomma privata e pubblica della propria religione. *) Egli vuol giustificare e difendere la libertà religiosa e a tal fine si fonda sui dati del diritto, della filosofia e della storia.
?j) Mìei Ricordi, e il., voi. I, p. 85.
?} Elogio di Antonio Silvani. Diacono letto alla Società Agraria di Bologna il giorno 26 gennaio 1851, in Opuscoli letterari ed economici, Firena. 1872, pp. 110-111.
3) Delta libertà religioso. Lettere dodici al sig. Don Vincenzo Ferranti, professore alla Università di Bologna (1855), in Opuscoli letterari ed economici, cit., pp. 215-269. Su Vincenzo Ferranti H veda: ALDO BERSELLI, Aspetti o figure del movimento concitiaiorìsta nello, ex Legazioni, in Archivio storico italiano, 1954, diap. I, pp. 97-101.
*) Della libertà religioso, cit., p. 221.