Rassegna storica del Risorgimento

RELIGIONE ; MINGHETTI MARCO
anno <1956>   pagina <239>
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Il problema della libertà religiosa nel pensiero, ecc. 239
della morale e della giustizia non asci già dalla mente umana tutto intero e compiuto, come Pallade dal cervello di Giove; ma si è venuto esplicando grado a grado fra gli uomini, e si esplica tuttavia, e sarebbe strano vantarci di avere conseguito nei nostri codici la perfezione suprema. E codesto svolgi­mento morale fu effetto di molte cagioni, fra le quali pongo principalissima la introduzione del Cristianesimo. E chi oserebbe negare i benefici influssi di una religione di amore, di carità, di perdono ?... Non è adunque la profes­sione speciale di un domina, o l'osservanza di un culto che si connette colla giustizia civile, ma è lo spirito religioso che infuso nei cittadini, e creando a poco a poco l'opinion pubblica, e per mezzo di essa purgando le idee morali da gravi mende, alla perfine si insinua nella legislazione e la perfeziona.1) Qui dunque il cristianesimo è inteso non più, come sopra, come coincidente perfettamente con una astratta, pura, immobile, religione naturale o razio­nale. Qui anzi, sotto l'influenza dello storicismo, il Minghetti considera il cristianesimo nella sua essenza, cioè nel suo nucleo fondamentale, come un'ultima insuperabile tappa nello svolgimento progressivo della religiosità umana. Anche il Gioberti aveva scritto nella Teorica del Sovrannaturale che tutta la civiltà è civiltà cristiana, che per mezzo di essa si compie quel perfe­zionamento umano che è il fine del Cristianesimo, ma non aveva voluto affatto immedesimare, ad imitazione dei razionalisti, religione ed incivi­limento, come pare faccia il Minghetti.
Il Minghetti inoltre fa appello ad un vago spirito religioso, o sentimento che è connaturale all'uomo e che altrove ha definito ima tendenza che spinge l'uomo ad amare oltre sé, e fuori di sé, e a sentirsi parte non solo della famiglia e della società, ma dell'umanità e dell'universo intero, e questo collegamento non solo pel presente, ma pel passato e per l'avvenire, una tendenza che lo spinge a riconoscere che, come parte di un tutto egli deve muoversi nell'ordine di questo tutto cosicché la socievolezza e la religione soii moti, altrettanto spontanei come l'amore di sé e il desiderio del proprio apprezzamento, che secondo molti è la sola nota fondamentale d'onde tutte le altre derivano.2)
U Minghetti ebbe vivissimo questo spirito religioso: non fu ateo o libero pensatore. A chi Io accusava di essere un libero pensatore egli rispose di sen­tire l'altezza del concetto e l'importanza del sentimento religioso nella vita dell'uomo e in quella dei popoli. Ed aggiunse: Noi guardiamo l'avvenire, noi desideriamo il risveglio della fede, desideriamo che le idee ed i sentimenti religiosi riprendano il posto che deve loro competere nel pensiero e nell'azione degli uomini; ma sia tal fede che avvivi l'intelletto, che consoli il cuore, che sublimi i sacrifizi, che non si disgiunga dall'amor di patria; quella fede la quale, come una volta ha trasformato il mondo, così deve essere ancora la scorta dell'umanità a migliori destini .3) Egli dunque anche in questo caso fece riferimento ad un sentimento religioso indeterminato, che egli definì altrove come il sustrato di tutte le credenze positive. '*)
J Della libertà religioni, cit., pp. 234-236.
2) Miei Ricordi, eit., voi. I, p. 83.
3) Discorsi parlamentari di Marco Minghetti, Homo, 1890, voi. V, p. 142, sedute del
24 e 25 gennaio 1871.
) Stato e Chiesa, cit p. 26.