Rassegna storica del Risorgimento

RELIGIONE ; MINGHETTI MARCO
anno <1956>   pagina <241>
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// problema della libertà religiosa nel pensiero, ecc. 241
libertà ? À noi par chiaro ohe nel pensiero del Minghetti, vivere in tuia fede concreta e, ad esempio, nella fede cattolica, porti come conseguenza l'intol­leranza. Questa convinzione, se non abbiamo male interpretato, il Minghetti ha espresso più volte. La libertà che chiede la Chiesa romana, disse alla Camera, non è libertà come la intendiamo noi, cioè quella del diritto comune: è il suo contrario, cioè il privilegio, rindipendenza dalle leggi dello Stato, la dominazione eselusiva sulla istruzione, sulla beneficenza, sugli atti civili. Questa non è libertà, ma monopolio, come non sarebbe libertà per apposito, il negare alla Chiesa i diritti che deve avere ogni associazione . *)
Ed in altra occasione: Ed oggimai è chiaro che fra lo Statuto e il Sil­labo non è possibile conciliazione, e l'esperienza ha mostrato nell'ultimo secolo che tutti i Governi i quali hanno voluto puntellare la politica sulla religione, ne furono invece scossi e scrollati .2) D'altra parte bisogna fare un'altra considerazione: il Minghetti non si è mai posto esplicitamente o almeno pubblicamente un quesito che pur doveva venirgli spontaneo: la Chiesa catto­lica tradisce dunque il cristianesimo dell'Evangelio ? E dunque necessario riformare la Chiesa cattolica per rendere possibile il suo accordo colla civiltà moderna ? Egli non pensò mai ad una vera riforma della Chiesa, si limitò a chiedere un clero sapiente che, lasciate le invettive e le declamazioni, colla dottrina e la erudizione svelasse e confutasse gli argomenti degli oppositori, facesse buon viso ad ogni nuova scoperta nelle leggi della natura, o in quelle della società, e pronto ad accogliere tutte quelle riforme che sono richieste dalla condizione dei tempi, un clero che fosse esempio di carità e di coraggio, di franchezza e di abnegazione. Egli era incapace di seguire il Rosmini, il Gioberti, il Lambruschini, il Ricasoli, il Capponi, ed altri sulla via della riforma della Chiesa.
D'altra parte mancavano a suo avviso le basi per una riforma. Egli osserva che l'Italia è apparentemente tutta cattolica, ma che sostanzial­mente le pratiche esterne non hanno un sentimento religioso interno che le vivifichi. 3) H clero è educato alle formule, alle rubriche degli atti neces-sarii del culto, insomma alla parte meccanica, non alla parte vitale della religione; il popolo è cattolico, ma più spesso ancora superstizioso e ricorda la plebe del medioevo: manca in esso quello spirito di carità e di sacrificio che forma l'essenza vitale del sentimento religioso; la borghesia spesso è cattolica di nome e di fatto apatica e indifferente. *) Inoltre il Minghetti non volle mai di proposito entrare in materia dogmatica: ritenne il mondo soprannaturale inaccessibile alla mente umana, appoggiandosi indifferente­mente ai S. Padri della Chiesa, a Kant, a Spencer; s) fu per temperamento alieno dall'affrontame le questioni; fu inoltre sotto molti aspetti un conser­vatore, un ricco proprietario terriero, un borghese che, se aspirava ad una forma di convivenza civile superiore, informata alla libertà, illuminata, vedeva però nella Chiesa visibile, nella chiesa del proprio luogo natio, l'espres­sione materiale di intangibili valori spirituali che trascendono i tempi e gli
1) Discorsi parlamentari, cri., voi. V, p. 301- Sedata tlell'8 maggio 1873.
2) Discorsi parlamentari, cti., voi. V, p. 313. Sedata dell'8 niuggìo 1873. 8) Stato e Chiesa, cit., p. 57.
) Staio e Chiesa, cu., pp. 58-62 e pp. 231-232. 5) Stato e Chiesa* ci*., p. 246.