Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
anno
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1956
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pagina
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252
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IL PROBLEMA POLITICO RELIGIOSO NEL PENSIERO DEL VESCOVO DI1 AGRIGENTO, MONS. DOMENICO '/ MARIA GIUSEPPE LO JACONO, DURANTE ,ILA RIVOLUZIONE SICILIANA DEL 1848-49
Negli anni fortunosi che precedettero e in cui si svilupparono i moti della rivoluzione siciliana del 1848-49, quando in ogni regione e città italiana un fremito di sopito entusiasmo faceva eco alle idee mazziniane, e specialmente a quelle giobertianc, la cui realizzazione sembrò concretarsi con la elezione di Pio IX, ci piace esaminare la situazione politico religiosa venutasi a creare in Sicilia, e specialmente nella provincia di Agrigento, dove si stagliava con particolari caratteristiche il vescovo mons. Domenico Maria Giuseppe Lo Jacono, le cui idee e principi animatori, ponendolo in una sfera di alta religiosità e dottrina, lo differenziavano dagli altri prelati siciliani.
In questo periodo in Sicilia e nella provincia di Agrigento le ideologie mazziniane e giobertìane facevano ovunque proseliti, diffondendo le nuove idee liberali. Erano proprio dei Siciliani, quali Michele Amari, Giuseppe La Farina e Francesco Crispi, a propagandare il pensiero del Mazzini; e specialmente il Crispi, nato in Ilibera, molto si adoperava per tenersi in contatto con i liberali della sua provincia.
Si cercava di promuovere tra le varie classi sociali il sentimento unitario contro il regionalismo diffuso tra gli antichi nobili e tra le plebi urbane e rurali, fautrici di una nazionalità, che non era l'italiana, ma la siciliana. Questo sentimento, d'altronde, era giustificato in un popolo, come il siciliano, che per tanti secoli era stato libero, e rimasto fortemente legato da tradizioni e da interessi morali e materiali alla propria regione. Però, dopo il fallimento dei vari tentativi insurrezionali, operati qua e là nella penisola, e particolarmente dopo quello tristamente conclusosi nel vallone di Rovito, presso Cosenza, la Giovine Italia aveva accelerato la sua parabola discendente sia per l'effimero risultato delle rivolte, sia anche perchè l'idea dell'imita si presentava, nel Mazzini, associata a quella della repubblica, per cui non poteva rendersi molto gradita in un paese, come la Sicilia, vissuto da secoli in regime monarchico. ')
Ben altra influenza invece esercitava l'opera dell'abate torinese Vincenzo Gioberti, le cui idee giunsero accette, forse più di quelle del Mazzini, perchè il suo linguaggio era vicino al cuore di tutti: infatti parlava del Papa, che tutti amavano, e di una confederazione italiana con a capo lo stesso vicario di Cristo, e non della repubblica, voluta dal pensatore genovese.s)
Accennati i prìncipi ideali, che maggiormente informavano l'opinione pubblica italiana e anche quella siciliana, vediamo quale situazione politico religiosa si determinò nella provincia di Agrigento, perchè il vescovo mons. Lo
l) G. PALADINO, Gli antecedenti ideati della rivoluzioni' del 1B4B nell'Italia meridionale, in Rassegna storica del Risorgimento, a. X (1923). pp. 64 gg.
*) V. CAUDILLO, La rivoluzione siciliana del 1848-Ì9 in provincia di Agrigmto Palermo, Cluni, 1940, p. 44.