Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
anno <1956>   pagina <255>
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il problema politico religioso nel pensiero, ecc. 255
religione contenuta nel Vangelo, dove si legge che tutti gli uomini sono figli di Dio. Il cristianesimo rinnovato s'identificava con il progresso, e ne deri­vava una nuova sintesi religiosa capace di dare all'umanità quello che la rivoluzione non aveva saputo dare. Solo il popolo era il novello Messia, interpretante conia legge la sovranità, che risiede in Dio: Dio è Dio e il Popolo è suo profeta. Nel mondo sarebbero sorte repubbliche democratiche, una uni­versale federazione di nazioni unitarie. Distrutta cosi l'antica Chiesa, se ne sarebbe contrapposta un'altra, il cui concilio avrebbe avuto sede in Roma. L'Italia perciò aveva nei concetto del Mazzini, ancora una volta, una grande missione da svolgere nel mondo.L)
Il Gioberti volgeva il cattolicesimo a fini pragmatistici e a fini pratici, non più. ravvivato dalla fede in un Dio, che segue la nostra fatica quotidiana, benedicente le nostre opere e confortante il lavoro giornaliero dei credenti: e riconosceva il bene che esso aveva arrecato nel mondo, e che l'Italia, in particolare, non poteva allontanarsi dal cattolicesimo perchè sarebbe stato snaturarsi.
Un altro pensatore e filosofo cattolico, il Rosmini, affermava che il papa, in omaggio alla sua missione italiana, non poteva disconoscere quella mon­diale, e cessare di sovrastare al mondo intero, per ridursi ad essere il primo principe d'Italia. Ammetteva che l'unità nostra sarebbe stata molto difficile a realizzarsi se il papa si fosse disinteressato del nostro paese, e avesse tratto, nella sua qualità di padre universale, senza alcuna preferenza, per i suoi figli, la conseguenza che le aspirazioni degli Italiani all'unità e all'indipendenza non avessero dovuto trovare in lui alcun appoggio. Da questo contrasto d'idee sorgeva quindi la necessità della confederazione, di cui il papa non sarebbe stato che il presidente, un Primus inter pares tra i sovrani d'Italia. Quindi non il papa, padre comune di tutti i credenti, bensì la dieta federale, organo nazionale laico, avrebbe dichiarato la guerra di liberazione all'Austria. E il Gioberti, quale ministro, e il Rosmini, improvvisatosi agente devoto al re di Sardegna presso il papa, tentarono, ma invano, di attuare il bel piano. 2) Ma i municipalismi gelosamente irrompenti, e l'opposizione dei mazziniani, fedeli al loro sogno unitario e repubblicano, fecero, senza volerlo, il giuoco dell'Austria. Così il sogno del Gioberti e del Rosmini, di vedere risolto il pro­blema della liberazione italiana con l'unità confederale attorno allo Stato pontificio, fu impossibile a realizzarsi, continuando lo Stato pontificio a man­tenersi ligio alla tradizione amministrativa dei papi del Settecento. Se i primi atti di Pio IX parvero concedere in parte quelle libertà auspicate dal Gioberti e dal Rosmini, le delusioni che seguirono all'allocuzione papale del 29 aprile '48, la tragica fine di Pellegrino Rossi e la fuga di Gaeta, fecero crollare quel sogno. Nella solitudine di Stresail Rosmini, attendendo ad opere di bene, continuò a pregare perchè Iddio misericordioso volgesse benigno il suo sguardo sull'Italia; mentre sulla sua tomba, pia tardi, gl'Italiani pre­garono perchè potessero conciliarsi i contrasti tra l'Italia risorta e hi Chiesa. Il Gioberti, nel volontario esilio di Parigi, ripensando a quanti non compre­sero la grandezza dei suoi piani, a quanti furono impari al suo sogno, non
i) F. LANDOGNA, op. ci/.
-) A. 0. JEHOLO, Gioberti e Rosmini in F. LA.NDOGNA, Antologia della critica storica. Livorno, Giusti, 1938, pp. 279-283.