Rassegna storica del Risorgimento

1848-1849 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; LO JACONO DOMENICO MARI
anno <1956>   pagina <257>
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// problema politico religioso nel pensiero, ecc. 257
parlare di libertà, affermava di declamare contro i Re e compiangere i popoli che sono oppressi dai Re; vorrei sapere se i popoli che si dicono liberi, e ne' governi costituzionali sono meglio trattati; se le leggi sono diverse; se non pagano contribuzioni; se i viveri sono più a buon mercato; se non vi sono grandi, che opprimono i plebei, che li riguardano come schiavi, mentre i Re per lo più hanno zelo pel bene de' sudditi... Anche ne* regimi liberali si pagano le tasse, si osservano le leggi, le pene si devono scontare. E se poi si vuole la libertà l'applichino per primi i liberali, lasciandoci liberi di essere governati da un Re assoluto; ma essi sono inconseguenti disturbando la nostra pace e la nostra larancruillità. Era avverso alla repubblica e al concetto di popolo sovrano e di democrazia, perchè secóndo questi principi diceva non ha più diritto chi possiede di chi non possiede; non ha maggior diritto chi possiede tanto di chi possiede meno. Chi dee stabilire la possidenza, chi l'età per essere elettori, e per essere eletti a rappresentatoti? Tutti sono liberi, ed uguali: in tutti risiede la sovranità, poiché tutti costituiscono il popolo, la nazione. Che bei pasticci!... È ridicolo esclamava parlare di sovranità del popolo poiché alla fine ciò non consiste che nel dare un voto ogni 3 o 4 anni, e del resto si è sempre sudditi, se non ad uno, certamente a 2, a 3 a 5 centinaia di persone, ovvero a mille: cotale libertà, o sovranità essere di diritto naturale e divino è falsissimo, è un errore manifesto. Dai sacri testi deduceva che la vera libertà fosse quella spirituale e non quella politica. La cosiddetta sovranità popolare ribadiva si può dimostrare eretica perchè non appartiene ad un privato, ma alla Chiesa dichiararla tale: Omnis anima potestatibus sublimioribus subdita sit: non est enim potestas nisi a Dea... L'autorità al Re vien da Dio e non dal Popolo, DEI ENIM MTNISTER EST e non Ministro del popolo, e quindi, come scrive S. Pietro, dobbiamo essere soggetti al Re: Subjecti igitur estote omni humanae crealurae propter Deum: Sive regi quasi praecellenti; sive ducibus tamquam ab eo mìssis ad vindictam malefactorum* laudem vero honorum; quia sic est voluntas Dei... omnes hono-rate; fraternitatem diligile, regem honorificate. Se si ammettesse conti­nuavaquello che i liberali affermano, che il Re riceve dal popolo l'autorità, sarebbe come ricevere dal basso, dall'infimo; e concludeva che solo autori rivoltosi, volubili, ambiziosi e gazzettieri interessati, o qualche articolo di fanatica signoria imboccata da qualche incredulo che affetta cattolicesimo ad ingannare, può ammettere il contrario. La Monarchia ha trionfato, trionfa, trionferà sempre ed i Re non possono andare... Ma ci è di peggio; aggiun­geva fatta una legge, questa si considera fatta dal popolo sovrano; ma chi può far la legge la può disfare; dunque ieri fu fatta una legge, oggi il popolo sovrano si solleva, e la distrugge; e cosi la sollevazione è legittima, e le leggi per loro natura non hanno stabilità. Ma le leggi si devono fare da* rappre­sentanti la nazione; ma quello che fanno i rappresentanti, può farsi da' rappresentati. Che nuovo genere di libertà è questa, che i costituenti non possono fare quello, che possono fare i procuratori ? .
Come si vede siamo molto lontani dai principi democratici, e completa­mente all'opposto al mazziniano Dio e popolo, il popolo che interpreta con la legge la sovranità che risiede in Dio. Il popolo con le sue passioni, con i suoi egoismi, non può pensava il Lo Jacono essere infallibile come è Dio. E riferendosi alla repubblica voluta dal Mazzini, affermava quasi sbalordito: Vogliono la Repùbblica per essere tutti uguali ! Ma vi sono